“Per intendere la città, per cogliere al disotto della sua tesa tetraggine il vecchio cuore di cui molti favoleggiavano, occorreva fare la vita grigia dei suoi grigi abitatori, essere come loro, soffrire come loro“.
La Vita Agra, Luciano Bianciardi
Ho incominciato a interessarmi degli youtuber e dei nuovi volti dell’intrattenimento non più tardi di due anni fa, quando lavoravo come caporedattore per un sito di news dedicato al virale.
L’attentato di Charlie Hebdo ha lasciato dentro di me un vuoto profondo, una tristezza che sarà difficile mandar via e la sensazione che si sia sbagliato, e si stia sbagliando tutt’ora, a ricondurre le cause della strage nel giornale di satira parigino unicamente alla religione, e non alle circostanze sociali in cui gli stessi autori del massacro sono cresciuti (i loro nomi non li scrivo, perché non meritano di essere ricordati, per me sono solo il sintomo di un malessere crescente e diffuso).
Il ritmo di pubblicazione del blog è calato quest’anno perché sono stato impegnato nella scrittura del mio primo romanzo. O, almeno, della prima storia inventata cui sono riuscito a dare una forma compiuta, dopo anni di tentativi, personaggi abortiti, fantasmi di carta e sperimentazioni che sul lungo periodo si sono rivelate meno feconde di quanto avessi previsto. Scrivere è un mestiere veramente faticoso.
Sono stato ad Amantea, in Calabria, in vacanza per due settimane. Giorni intensi, felici, diversi. Avvolti da una luce che nascondeva i contorni delle cose e mi obbligava a rinchiudermi in camera, al buio, per riposare gli occhi nelle ore più calde della giornata.
Le startup in Italia sono un esempio lampante di come questo Paese si sforzi di rimanere al passo con il resto del mondo senza mai riuscirci davvero. Quello delle startup è un ambiente, per l’esperienza che ne ho, complesso, difficile e pericoloso.
Questa lettera è la mia reazione – emotiva e allo stesso tempo razionale – all’ennesima “notizia” del suicidio di un giovane, di 24 anni, ieri pomeriggio a San Michele al Tagliamento. E il destinatario sei tu, giovane, uomo o donna, che sta pensando di farla finita con tutti i problemi. Voglio solo che mi presti cinque minuti del tuo tempo, la cosa più preziosa che ci sia al mondo, e che mi segui fino in fondo in quello che sto per dirti, che io stesso ho dovuto imparare a caro prezzo.
L’Europa unita è forse il sogno più grande a cui la mia generazione può aspirare. Per raggiungerlo, c’è bisogno di un giornale europeo, libero, digitale, multilingue e capace di comunicare al maggior numero possibile di lettori e cittadini. Qualche idea da condividere con chi potrebbe dare il suo contributo.
Una riflessione sull’episodio di violenza di Bollate tra due ragazze minorenni, “La Giovi” e “La Sarah”, ripreso da un telefonino e pubblicato su Facebook. Senza moralismi, ma con qualche indizio in più per capire dove è nata la violenza e perché questo episodio è solo il sintomo di un problema ben più complesso, da affrontare senza moralismi e senza preconcetti.
Il giornalismo in Italia sta vivendo in questo periodo una fase cruciale della sua storia. Stretto tra la crisi, economica ma soprattutto identitaria, dei giornali cartacei, e l’esplosiva vitalità dell’informazione online, non ha ancora trovato i mezzi (l’oro) necessari al suo sostentamento e al salto di qualità chiesto a gran voce dai lettori. Analisi.