Secondo gli autori del libro “Hacking Finance” l’agiografia di Satoshi Nakamoto presenta numerose quanto inequivocabili somiglianze con i più conosciuti tòpoi della narrativa religiosa di matrice cristiana: tuttavia, il fondatore di Bitcoin si rivela in tutta la sua umanità (e vulnerabilità) proprio nel momento in cui sul suo percorso appare l’ombra di WikiLeaks.

Profeta di una nuova fede basata sulla criptografia, anonimo benefattore dell’umanità sommersa dall’ultimo tsunami finanziario, multimilionario suo malgrado, impossibilitato a godere del frutto della sua creatura per timore di ritorsioni giudiziarie, oppure nome di fantasia per celare un gruppo di cybertruffatori o resilienti cypherpunk: non è semplice definire in una frase quello che rappresenta Satoshi Nakamoto, o qualunque sia il nome del fondatore (o dei fondatori) di Bitcoin.

Il profeta di una nuova fede basata sulla criptografia

Le vicende di Satoshi Nakamoto – suggeriscono Francesco De Collibus e Raffaele De Mauro nel libro Hacking Finance: la rivoluzione di Bitcoin e della Blockchain – sono raccontate meglio dalla cristologia che non dalla biografia, e non è affatto un caso che i suoi interventi pubblici siano stati recentemente raccolti in un libro dal titolo veterotestamentario: The book of Satoshi”. Secondo gli autori di Hacking Finance, quindi, quel poco che sappiamo di Satoshi Nakamoto sembra trarre direttamente ispirazione dalla simbologia e dai tòpoi della tradizione religiosa cristiana, con i suoi miracoli, i suoi apostoli, e le sue rivelazioni. Un riferimento culturale che ritorna, come vedremo, più volte nel corso delle rare manifestazioni (finora, solo virtuali) del fondatore di Bitcoin.

Il commercio attraverso Internet ha fatto affidamento finora unicamente sulle istituzioni finanziarie.”: con queste parole inizia “Bitcoin: a peer-to-peer electronic cash system”, il paper pubblicato da Satoshi Nakamoto nel lontano 2008 che dà il via all’era Bitcoin, appena due mesi dopo l’entrata sotto tutela fallimentare della Lehman Brothers.

Un esordio che ricorda l’afflato biblico di una nuova Genesi (“La Terra era informe e vuota e le tenebre ricoprivano l’abisso…”): apparso dal nulla, come se fosse sempre esistito, Satoshi Nakamoto è l’uomo della Provvidenza monetaria. Il riferimento alla Genesi diventa esplicito nel Gennaio 2009 con il mining del primo Genesis Block – primo blocco della Blockchain – manifestazione di potenza creatrice e fondamento di un nuovo ordine monetario mondiale.

Ogni Creazione, tuttavia, ha la sua ragion d’essere nel superamento del suo contrario: nella Genesi le tenebre, nel Genesis Block di Satoshi Nakamoto le istituzioni finanziarie e l’immissione arbitraria di nuova liquidità nel sistema. In quest’ottica, si spiega la scelta di Satoshi Nakamoto di inscrivere nel Genesis Block il titolo di un articolo del Times, tutt’ora consultabile online (“The Times, 3/Jan/2009: Chancellor on brink of second bailout for banks”), quale simbolo di un’epoca giunta definitivamente a conclusione*.

La genesi di Bitcoin, la ragione storica della sua creazione è racchiusa quindi in un fatto di cronaca eccezionale – per i tempi di allora, in cui la crisi finanziaria era solo agli inizi – ma privo di profondità per i contemporanei: come una estemporanea cometa apparsa duemiladiciassette anni fa (o supernova, o congiunzione planetaria che fosse) è tutt’ora perpetuamente ricordata quale simbolo di un momento di svolta nella storia dell’umanità secondo i cristiani, così l’annuncio di un “second bailout for banks” dell’allora Cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling è diventato il simbolo dell’irreversibile crisi delle istituzioni finanziarie, secondo i seguaci di Satoshi Nakamoto.

Simbolo eterno, quindi, dell’annuncio di una nuova era monetaria, come eterna dovrà essere la Blockchain, Libro mastro delle transazioni nato nella mente dal creatore di Bitcoin, come la Bibbia accessibile a tutti gli uomini, credenti o meno nella nuova dottrina. Grazie alla Blockchain – come nella Bibbia – è possibile risalire la genealogia di tutte le transazioni tra di chi, prima degli altri, ha abbracciato la nuova fede. Seguendo questa chiave di lettura, viene inoltre naturale paragonare gli pseudonimi numerici della Blockchain ai nomi di fantasia degli apostoli che avevano sposato la causa cristiana e che volevano rinnegare la precedente identità pagana, o più semplicemente sfuggire alla persecuzione delle autorità.

La nuova moneta – concludono gli autori di Hacking Financedestinata a soppiantare le vecchie non perché più recente ma perché istituita su premesse del tutto nuove, ha nella sua fondazione il talismano più potente di questa epoca: la crittografia. La crittografia non è solo simbolo esteriore, ma la fondazione interiore e il cuore pulsante di questo nuovo ordine sociale”.

Gavin Andersen: il primo degli apostoli

In quest’ottica, anche la figura di Gavin Andresen – chief developer del progetto e fondatore della Bitcoin Foundation nel 2012 – può essere letta alla luce di un confronto con le grandi costruzioni narrative delle religioni rivelate.

Presentandosi alla community a fine 2010, Andersen scriverà testualmente “è con grande riluttanza e con la benedizione di Satoshi che mi preparo a seguire più attivamente il progetto di Bitcoin…”: al punto da diventare – secondo la Mit Technology Review – il vero “costruttore” di Bitcoin, con il risultato che oggi meno di un terzo del codice originale di Satoshi Nakamoto è rimasto inalterato.

Come un novello San Pietro, Gavin Andersen è l’apostolo cui Satoshi Nakamoto consegna le chiavi (il codice di Bitcoin) e l’investitura informale a farsene interprete nel mondo. Ed è Andresen, tramite il primo Bitcoin Faucet approvato espressamente da Satoshi, a provare l’ebrezza del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, distribuendo gratuitamente un quantitativo allora irrisorio di bitcoin a chiunque ne facesse domanda, per favorirne la diffusione nelle fasi iniziali del progetto.

Gli ultimi atti 

La figura di Satoshi Nakamoto rimane misteriosa e di difficile definizione non perché sia fin troppo simile alle imitazioni di profeti divenuti col tempo altrettanto famosi, ma proprio perché si discosta – al termine della sua evanescente apparizione virtuale – dall’intreccio narrativo solito dei profeti delle fedi rivelate, metafisiche o monetarie che siano. Satoshi Nakamoto non ha nulla di divino, nel momento in cui esprime le sue preoccupazioni e sceglie (volontariamente?) di far perdere le sue tracce. Le sue apparizioni online si fanno infatti sempre più rare tra la fine del 2010 e i primi mesi del 2011, prima di cessare del tutto nell’aprile dello stesso anno.

L’ultima attività dell’account Satoshi Nakamoto su P2PFoundation.org risale al 2014, dopo quasi tre anni di silenzio, ed è un commento a un precedente post risalente al 2009. Nel commento, Satoshi Nakamoto dichiara di non essere Dorian Nakamoto, un quasi omonimo su cui si erano concentrate le ricerche dei media (al punto da comprometterne seriamente la sicurezza personale e la privacy). “Persino il fatto di riemergere dall’oscurità per smentire, ovvero per negare di essere, anziché affermare di essere, contribuisce all’ombra lunga della sua leggenda” commentano De Collibus e De Mauro.

 

satoshi nakamoto

Dorian Nakamoto assediato dai giornalisti: ancora oggi il suo volto viene

inevitabilmente associato dai motori di ricerca a quello di Satoshi Nakamoto

Satoshi Nakamoto è al tempo stesso un personaggio astorico, nella misura in cui i suoi comportamenti appaiono estranei ai codici di condotta contemporanei (la rinuncia ad apparire, a prendersi i meriti di quanto fatto, perfino a spendere i bitcoin accumulati finora), e innegabilmente abitante del presente, privo di ogni attributo divino o superomistico, nel momento in cui decide di scomparire in seguito ad alcuni eventi imprevisti ma che avvengono nell’ecosistema in cui matura lentamente il progetto di Bitcoin. Ne nominerò due, dal mio punto di vista degni di un’attenta riflessione.

Il calcio al “vespaio” di WikiLeaks

Nell’accezione comune, Bitcoin ha ricevuto un grande impulso alla sua diffusione e pubblicità in seguito alla scelta di Wikileaks di accettare donazioni anonime in bitcoin, dopo che nel 2011 Bank Of America, Visa, Mastercard e Paypal sospendono le donazioni tramite la loro piattaforma. Secondo bitcoin.com, Wikileaks ha ricevuto dal 2011 oltre 4.000 bitcoin, che al tasso di cambio attuale corrispondono a circa quattro milioni di dollari.

Alla notizia della mossa di Wikileaks, Satoshi Nakamoto tuttavia viene colto presumibilmente da un vero e proprio attacco di panico: “WikiLeaks ha dato un calcio al vespaio, e lo sciame si sta dirigendo verso di noi” è il suo commento registrato da bitcointalk.org alla notizia della decisione di WikiLeaks.

Negli stessi giorni, Satoshi Nakamoto indirizza pubblicamente una richiesta a WikiLeaks – rimasta inascoltata – chiedendo di non utilizzare bitcoin per autofinanziarsi in quanto “il progetto [Bitcoin, NdR] ha bisogno di crescere gradualmente […] Bitcoin è una piccola beta community, appena nata. Faccio questo appello a WikiLeaks affinché non utilizzi bitcoin”. Un messaggio alquanto diverso dai suoi interventi soliti, interamente dedicati al perfezionamento del codice, privi di emotività e di riferimenti con l’attualità del momento:

WikiLeaks ignora la richiesta dello sconosciuto fondatore di Bitcoin, e questa scelta determina la sopravvivenza e la successiva diffusione di entrambi. Con buona pace di Satoshi Nakamoto e del suo prestigio all’interno della comunità che lui stesso ha creato. È il dicembre del 2010 e l’appello a WikiLeaks è uno degli ultimi messaggi pubblicati da Satoshi Nakamoto all’interno della community, in concomitanza con l’ingresso in scena di Gavin Andersen.

La condanna di von NotHaus

Nel marzo 2011, un tribunale federale degli Stati Uniti condanna Bernard von NotHaus, il creatore del Liberty Dollar, per cospirazione e contraffazione. Il Liberty Dollar era una valuta privata lanciata nel 1998 da Von NotHaus per il “baratto volontario tra privati, integralmente garantita da argento e oro” e che nel 2007 raggiunse, secondo quanto dichiarato dallo stesso NotHaus in “The End of Money” di David Wolman, la straordinaria diffusione di circa 250.000 sostenitori, prima dell’avvio delle indagini federali e della condanna nel 2011.

La sua colpa? Il fatto che il Liberty Dollar fosse troppo somigliante al dollaro (le monete recavano un valore di paragone espresso in dollari, così come facevano uso di riproduzioni della Statua della Libertà, e perfino il motto “Trust in God” era fin troppo simile a “In God We Trust”) e nella reiterata critica  del fondatore alla “moneta fiat” quale causa di impoverimento sociale: un ideale condiviso con il presunto Satoshi Nakamoto, come notato a suo tempo dal professore di economia Larry White, e che è costato a von NotHaus una condanna a 20 anni di prigione.

Se tutt’ora l’origine di Satoshi Nakamoto resta ignota, non è da escludersi che il processo allora in corso contro von Nothaus e il mutato clima nei confronti delle valute alternative negli Stati Uniti (come dimostra l’analoga sorte di Goldfinger Coin & Bullion, e di altre similari) siano state motivo di preoccupazione per il creatore della più celebre criptomoneta al mondo, forse anche geograficamente (e non solo idealmente) vicino a Von NotHaus.

Coincidenza? Nell’aprile 2011 Satoshi Nakamoto dichiara di essere passato “ad altri progetti”, prima di riapparire nuovamente nel 2014 per negare – come abbiamo visto – di essere Dorian Nakamoto. Da allora, non si hanno più tracce della sua presenza (mentre gli impostori non hanno mai smesso di palesarsi).

Un sacrificio per l’eternità

Scomparendo, Satoshi Nakamoto alimenta la leggenda sulla sua figura e sull’origine di Bitcoin, e al tempo stesso rende vani i tentativi di ostacolare la diffusione di Bitcoin rivalendosi sulla sua persona.

Se di cristologia si può parlare, non è certo per la figura storica di Satoshi Nakamoto, così riduttiva nel suo essere solo un “programmatore”, così poco coraggiosa nel suo temere l’eccesso di visibilità prodotto da WikiLeaks e il suo inavvertito ritirarsi dall’unica scena pubblica frequentata – quella dei forum – in seguito alla condanna di von NotHaus.

È scomparendo – invece – che Satoshi entra nell’Olimpo della religione contemporanea, quella della assoluta supremazia della tecnica rispetto alla debolezza e arbitrarietà umana. Solo scomparendo per sempre Satoshi Nakamoto ha smesso di scrivere codice imperfetto e di sbagliare decisioni cruciali riguardanti l’avvenire e la diffusione di Bitcoin (WikiLeaks su tutti).

Conscio della propria mortalità e imperfezione, e in questo senso personaggio storico autentico e (probabilmente) unitario, Satoshi Nakamoto ha barattato il beneficio immediato di una popolarità mondiale con la promessa di eternità cristallizzata nel Genesis Block e l’aura mitica che circonda ogni fondatore.

Tra duecento o duemila anni l’uomo Satoshi sarà ormai polvere dispersa in fondo agli oceani, mentre il creatore Satoshi sarà ricordato come colui che avrà mostrato all’umanità la via per una nuova forma di scambio – e quindi di organizzazione sociale internazionale – sacrificandosi per (salvare?) l’umanità intera.

*e anche per dimostrare di non aver minato prima del 3 Gennaio 2009, data di pubblicazione dell’articolo del Times.