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Bluesky: lezioni da un social mai nato

Correva l’anno 2019 e Twitter – guidato da Jack Dorsey – dichiarava di aver finanziato un team di ricercatori per realizzare “uno standard aperto e decentralizzato per i social media”, chiamato Bluesky.

L’iniziativa, come si legge in un articolo di The Verge, aveva come obiettivo quello di sollevare Twitter dalla responsabilità di essere il decisore di ultima istanza nella selezione e moderazione dei contenuti pubblicati dagli utenti. Un sistema aperto, decentralizzato, avrebbe fornito alle persone il potere di decidere quali e quanti contenuti avrebbero visto sul social, oltre a spostare agevolmente il proprio archivio di contenuti e la propria community di follower da una piattaforma all’altra. Tutto risolto, quindi? Neanche per idea.

Da Twitter alla nascita di Bluesky: quattro anni, 44 milioni di utenti, prima del declino

I ricercatori di Bluesky, nel frattempo, ne hanno fatta di strada. Usciti da Twitter poco prima del definitivo passaggio di proprietà nelle mani di Elon Musk, sono riusciti a dare vita a un’azienda indipendente – nella forma della Public Benefit Corporation – che ha raccolto capitali di rischio e sviluppato il social Bluesky insieme all’AT Protocol il quale, come vedremo, riveste tuttora un ruolo determinante. Nel 2022 il social è stato ufficialmente lanciato con un sistema di iscrizione basato su inviti fino a diventare aperto a tutti nel 2024, raggiungendo in breve tempo la ragguardevole cifra di 44 milioni di utenti iscritti al servizio.

Gli ultimi mesi sono stati contrassegnati da un continuo e inarrestabile declino: meno 40% di utenti attivi quotidianamente su Bluesky, passati da 1,4 milioni nel 2024 a poco più di 600 mila nella seconda metà del 2025, dimissioni della CEO, Jay Graber, fino alla decisione strategica – resa pubblica nel giugno 2026 – di competere con piattaforme come Reddit anziché social media come X. Per chi decide di iscriversi oggi Bluesky appare come un mondo spopolato, apparentemente simile al “vecchio” Twitter ma, nella pratica, molto più complesso da utilizzare e privo di quella velocità e immediatezza di diffusione delle informazioni che ancora oggi rendono vitale il social acquistato (e stravolto) da Elon Musk.

“Stiamo trasformando i social media, che erano basati su aziende centralizzate, in qualcosa di aperto e distribuito”: Jay Graber, ex-CEO di BlueSky, intervistata da Wired a giugno 2025 nel momento di massima crescita del nuovo social, nato da un progetto di ricerca interno a Twitter.

Che cosa non ha funzionato? A una prima impressione, Bluesky sembra essere davvero la copia del Twitter di qualche anno fa: post brevi, pulsanti di commento, ricondivisione, “like”, sezione “esplora”, liste di aggiornamenti dai contatti preferiti, chat di gruppo, perfino l’icona degli hashtag in evidenza. Ed è così che si è sempre raccontato sui media: un social depurato dalle scorie della disinformazione, dei discorsi d’odio, delle fake news, dell’arbitrio di un solo padrone, per fornire agli utenti in fuga da Twitter una nuova isola felice in cui ricominciare la propria vita digitale sotto una dirigenza benevola, illuminata, progressista.

Sotto le apparenze, tuttavia, Bluesky è animato da meccanismi profondamente diversi rispetto ai social che abbiamo imparato a conoscere fino ad oggi. Non un solo algoritmo, ma tanti algoritmi quanti possono essere gli utenti in grado di crearli e programmarli. Non un unico feed di contenuti, ma tanti feed progettati per rispondere ai diversi interessi di ricerca delle persone. Peccato che queste innovazioni, tecnicamente straordinarie, concettualmente interessanti, siano state comprese e fatte proprie solo da una minima parte degli utenti iscritti al servizio, ora per lo più inattivi e delusi nelle loro aspettative iniziali.

Coerente con la mission del progetto di ricerca originario, il team di Bluesky ha effettivamente restituito alla persone il potere di muoversi liberamente fra ecosistemi digitali diversi. L’AT Protocol su cui si basa Bluesky è, in linea di principio, lo strumento che consente agli utenti dei social di spostare agevolmente i propri dati, i propri follower e contenuti su altre piattaforme che fanno uso della stessa infrastruttura tecnologica. Ogni utente di Bluesky, è in linea di principio, libero di ricominciare in un social diverso, portando con sé tutto il proprio passato.

La sezione “Esplora” di Bluesky, molto simile ai trending topic di Twitter, con la possibilità di selezionare i propri interessi sulla base di categorie predefinite.

Allo stesso modo, Bluesky offre ai suoi utenti più esperti la possibilità di creare, da sé, il proprio algoritmo. Oltre ai feed più classici, come il “per te” per vedere i contenuti di persone simili, “mutuals”, per vedere i post dei following che si seguono a propria volta, e “gram”, per vedere i contenuti delle persone seguite, gli utenti possono scegliere feed basati su algoritmi sviluppati da altri utenti, anziché essere costretti a utilizzare solo gli algoritmi messi a disposizione dagli sviluppatori della piattaforma. Non esiste un unico feed di contenuti, ma tanti feed e tanti algoritmi quanti sono quelli creati dalla community.

Nella pratica, tuttavia, tutto questo non sembra aver davvero prodotto l’effetto sperato. Bluesky si trova a far i conti con il rallentamento delle iscrizioni e il calo di utenti attivi che, in questo settore, preannunciano uno scenario ben preciso: la morte per anemia. In oltre due anni di operatività non si ha memoria di notizie, eventi, discussioni, fatti degni di nota avvenuti su Bluesky o diventati virali e di dominio pubblico grazie a esso. Il social è rimasto congelato allo stato di promessa, di un potenziale mai davvero tramutato in realtà.

Le difficoltà di passare dal feed centralizzato al feed creato dagli utenti, il fallimento di Attie

L’ultimo segnale di questa crisi, sempre più irreversibile, ha un nome: Attie, un assistente di intelligenza artificiale che dovrebbe aiutare gli utenti meno esperti a creare il proprio feed personalizzato, aumentando esponenzialmente la platea di persone in grado di contribuire allo sviluppo dell’ecosistema. “Lo controlli, lo gestisci, senza dover scrivere codice né sapere come configurare un feed” è la descrizione entusiasta di Attie fatta dal nuovo CEO, Toni Schneider. Peccato che la community, o quel che ne rimane, abbia reagito bloccando in massa l’account di Attie su Bluesky e criticando apertamente la scelta di aprire all’intelligenza artificiale un social percepito come autenticamente “umano”..

“Lo controlli, lo gestisci, senza dover scrivere codice o sapere come configurare un feed”

(Toni Schneider, nuovo CEO di Bluesky)

Bluesky non scomparirà, non a breve almeno: l’ecosistema basato su AT Protocol si sta lentamente popolando di nuovi servizi, dalla messaggistica Germ ai contenuti longform creati con Standard.site, mentre l’ultimo round di investimento da oltre cento milioni di dollari ha fornito all’azienda risorse finanziarie maggiori di quelle raccolte da qualsiasi concorrente europeo, in grado di mantenerla in vita ancora per diversi mesi.

La vera domanda è quanto resisteranno quei seicentomila utenti “attivi” che, ogni giorno, accedono alla piattaforma per continuare a popolarla di storie, contenuti, feed, commenti. Costoro non devono solo fare i conti con la spiacevole sensazione di parlare nel vuoto, senza ricevere in cambio riscontri degni di nota. Devono anche misurarsi con gli stessi problemi che li hanno spinti a iscriversi a Bluesky in cerca di un ambiente digitale migliore.

I filtri di moderazione di Bluesky: più granulari di altri social, non sembrano essere tuttavia in grado di migliorare la qualità generale della piattaforma, come dimostrano le oltre dieci milioni di segnalazioni inviate dagli utenti e conteggiate nel primo Report sulla trasparenza.

Oltre dieci milioni di segnalazioni di contenuti illegali, indesiderati, disturbanti su Bluesky nel solo 2025

Secondo il primo report sulla trasparenza, pubblicato a inizio 2026, solo nel corso dell’ultimo anno sarebbero state oltre 10 milioni le segnalazioni di comportamenti illeciti e contenuti indesiderati: una segnalazione ogni quattro utenti registrati a Bluesky. Spam, fake news, molestie, contenuti per adulti sono state le categorie più segnalate, secondo una classifica molto simile a quelle degli altri social. A essere cresciute, esponsenzialmente, sono anche le sollecitazioni da parte di forze dell’ordine, enti governativi, rappresentanti legali, che hanno inviato oltre 1.400 richieste di accesso e di conservazione delle informazioni dei profili utente di Bluesky indiziati di reato (nel 2024 le richieste si erano fermate a un quinto del totale).

Il social non è immune neppure ai tentativi di manipolazione da parte di Stati autoritari. Sebbene Bluesky abbia introdotto la spunta blu per gli account verificati (senza spiegare nel dettaglio i criteri di selezione), a luglio 2026 un gruppo di ricercatori ha scoperto una rete di account e sistemi automatizzati programmati per condividere contenuti di propaganda e disinformazione russa. Pochi mesi fa, è stato lo stesso social “decentralizzato” a dichiarare di aver individuato e rimosso oltre duemila contenuti sospetti di propaganda pro-russa, pubblicati da account di persone reali che erano stati compromessi a loro insaputa.

Che cosa è andato storto, quindi? Con Bluesky viene meno la speranza di poter costruire social media migliori di quelli attuali spostando la responsabilità editoriale dalle aziende agli utenti stessi.. Gli ideatori del nuovo protocollo, probabilmente in buona fede, erano convinti che sarebbe stato sufficiente delegare lo sviluppo di feed, algoritmi e scelte di moderazione a una anonima e cangiante community di volontari. Purtroppo, non hanno fatto i conti con l’altra parte del problema: chi scrive e pubblica contenuti di qualità, migliori, autentici, se non c’è nessuno disposto a leggerli, a pagarli, a diffonderli? Gli algoritmi, gli automatismi, da soli, non sono sufficienti a creare feed migliori di quelli dei social tradizionali.

L’esito finale resta, tuttavia, ammirevole per il coraggio e la coerenza di perseguire un obiettivo che solo fino a pochi anni fa era considerato del tutto utopistico. A maggior ragione, non si capisce tuttora la scelta di realizzare una tecnologia così innovativa su un’interfaccia così simile, per certi versi, a quella del passato: come se i creatori di Bluesky fossero rimasti, dopotutto, convinti che fosse sufficiente cambiare le regole del gioco perché il gioco stesso tornasse a essere quello avvincente di una volta.

Il futuro dei social non è scritto, ma per andare oltre Instagram e TikTok non bastano algoritmi user-generated

Resta agli atti quel numero di quaranta milioni di persone che hanno deciso, volontariamente, di iscriversi a un nuovo social e di distogliere tempo e attenzione da altre piattaforme di maggior successo. È il segnale che il futuro di questo settore non è per forza destinato a essere dominato da Instagram e da TikTok, dai video brevi, dall'”AI slop“, dai creator che vendono la propria community al miglior offerente. Il problema, che resta da risolvere, è come restituire davvero potere alle persone per costruire comunità online sicure, in salute, equilibrate senza lasciarle alla mercé di forze più potenti e organizzate, che ne fanno bersaglio di disinformazione, odio, propaganda, o semplicemente di contenuti autoreferenziali, che replicano mode e trend virali. Non bastano gli algoritmi, neppure quelli “user-generated”.

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Autore

Jacopo Franchi

Mi chiamo Jacopo Franchi, sono nato nel 1987, vivo a Milano, lavoro come social media manager, sono autore del sito che state visitando in questo momento e di tre libri sui social media, la moderazione di contenuti online e gli oggetti digitali.

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