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Biblioteche ed ebook, tra memoria e oblio

Le attuali modalità di acquisizione su licenza e prestito degli ebook portano inevitabilmente a ripensare il concetto di biblioteca pubblica: sempre meno luogo di conservazione a tempo intermediario delle opere dell’ingegno, sempre più intermediario tra i desideri a soddisfazione immediata dei lettori e gli interessi del mercato editoriale.

Una delle caratteristiche ricorrenti di questi primi trent’anni dell’era digitale è il contrasto tra la promessa di un accesso illimitato ad oggetti, servizi e contenuti di qualsiasi tipo, e l’inevitabile scoperta degli onnipresenti limiti imposti dalle ragioni del profitto, del controllo, dell’impossibilità tecnica o legale di soddisfare questa stessa promessa. Un esempio, in questo senso, è quello offerto dal tormentato e opaco rapporto delle biblioteche con i fornitori di servizi di prestito di ebook: se la digitalizzazione dei libri viene ancora oggi vista come la promessa di un futuro in cui ogni persona potrà prendere in prestito gratuitamente qualsiasi opera prodotta dall’ingegno umano, in ogni momento e in ogni luogo, la realtà è invece caratterizzata dall’onnipresenza di vincoli legali e tecnologie di controllo che limitano fortemente modi, tempi e contenuti del prestito stesso.

Luci e ombre del prestito digitale degli ebook, tra licenze e tecnologie di Digital Rights Management

In Italia, così come avviene in altri Paesi, la quasi totalità dei prestiti di ebook da parte delle biblioteche non avviene tramite siti web o piattaforme proprietarie delle biblioteche bensì attraverso la decisiva intermediazione di MLOL (Media Library Online) che sovrintende tempi, modi e possibilità di prestito degli ebook secondo quanto stabilito negli accordi di licenza sottoscritti dalle biblioteche con gli editori. A differenza di quanto avviene per i libri cartacei, infatti, gli ebook accessibili su MLOL non sono di proprietà di questa o quella biblioteca specifica: queste ultime devono pagare una licenza di accesso per poter dare ai propri lettori la possibilità di prendere in prestito i titoli entro un limitato periodo di tempo. Sconosciute al grande pubblico, apposite tecnologie di gestione dei diritti d’autore (meglio note come DRM, Digital Rights Management) possono attivare o disattivare da remoto l’accesso a un ebook su qualsiasi dispositivo di proprietà dei lettori al termine del periodo di prestito o per inadempienza contrattuale.

Così come gli ebook presenti nella libreria di un Kindle o di un Kobo non sono mai acquistati a titolo definitivo ma semplicemente concessi in licenza, allo stesso modo gli ebook accessibili tramite MLOL e altri servizi analoghi non sono di proprietà delle biblioteche ma sono accessibili gratuitamente ai lettori solo dopo che la propria biblioteca di riferimento ha stipulato, onorato e rinnovato un apposito contratto. Un sistema che oggi porta le biblioteche digitali, paradossalmente, a sperimentare gli stessi se non peggiori limiti di quelle fisiche: un periodo di tempo limitato per il prestito (in media 14 giorni), code di attesa anche di diverse settimane per poter prendere in prestito un ebook già prenotato da altri (sic!), obbligo di iscrizione a servizi come Adobe per poter leggere gli ebook protetti dal DRM Adobe Digital Editions su dispositivi come Kobo, ebook inaccessibili perché concessi in licenza a una biblioteca diversa rispetto a quella in cui il lettore è attualmente iscritto. Per non parlare, infine, della quasi totale impossibilità di leggere un ebook in prestito sul proprio dispositivo Kindle, ancora oggi incompatibile con le tecnologie impiegate dalla maggior parte degli editori italiani.

Per poter leggere gli ebook presi in prestito da MLOL sul proprio dispositivo Kobo è necessario registrarsi ad Adobe e scaricare il programma Adobe Digital Editions sul proprio computer.

Oltre ventiduemila dollari pagati per la licenza di due anni dell’ebook di Obama

Ovviamente, se ci si limita a guardare al fenomeno dal punto di vista di un singolo lettore le limitazioni sembrano essere ampiamente compensate dal possibile guadagno in termini di tempo e facilità d’uso: niente più trasferimenti da e verso la biblioteca per recuperare e restituire le copie fisiche dei volumi presi in prestito, niente più penalizzazioni derivanti da scadenze non rispettate (al termine dei 14 giorni l’accesso all’ebook viene disattivato automaticamente dalle tecnologie di DRM), niente più libri in pessimo stato di conservazione, sottolineati e maltrattati da altri lettori anonimi. Eppure, mai come in questo caso è importante fare uno sforzo per andare oltre il proprio limitato tornaconto personale e inquadrare il problema dal punto di vista delle generazioni future: finché sarà il mercato a dettare le condizioni del prestito bibliotecario le biblioteche non potranno più assolvere al loro ruolo tradizionale di archivio universale della cultura e del sapere umano.

Il costo per rendere sempre disponibili tutti gli ebook ai propri lettori, infatti, è un costo che non tutte le biblioteche potrebbero essere in grado di sostenere, o almeno non per sempre e per tutti i libri esistenti. Secondo i dati della American Library Association le biblioteche americane pagano dalle tre alle cinque volte in più rispetto ai consumatori per la licenza di un singolo titolo: la New York Public Library, ad esempio, ha pagato 22.512 dollari per acquistare la licenza di 639 ebook della biografia di Barack Obama, a un costo medio di 46 dollari ad ebook, ma solo per un periodo di due anni. Al termine di questo periodo di tempo, la biblioteca dovrà pagare nuovamente per poter dare ai lettori la possibilità di leggere gratuitamente la biografia di uno degli uomini politici più importanti del ventunesimo secolo, e così per i decenni a venire: allo stato attuale dei fatti, neppure la biblioteca di New York ha la garanzia di poter possedere, archiviare e rendere disponibile indefinitamente la copia digitale della biografia di Obama fino a quando l’acquisto a titolo definitivo le sarà del tutto precluso.

La progressiva perdita di controllo sull’archivio digitale da parte delle biblioteche

I problemi, come sempre, non finiscono qui: negli ultimi anni alcuni editori come MacMillan hanno imposto alle biblioteche un vero e proprio “embargo” di alcuni mesi tra la pubblicazione di un nuovo libro e la possibilità di acquistare le licenze dello stesso in ebook, con l’obiettivo di impedire temporaneamente la possibilità di leggere gratuitamente quest’ultimo e incentivare così i lettori più interessati ad acquistare in proprio la licenza (l’embargo è stato poi sospeso in seguito alla vivace protesta dei bibliotecari stessi). Per i libri meno conosciuti, inoltre, le biblioteche sono solite acquistare “in blocco” – o addirittura su abbonamento – la licenza di diverse migliaia di titoli contemporaneamente, con il rischio già ampiamente documentato di includere ebook cospirazionisti e negazionisti nel proprio catalogo senza possibilità di una selezione editoriale preliminare.

In questo contesto, appare evidente come le modalità di prestito sottoposte al proliferare di accordi di licenza in luogo dell’acquisto definitivo abbiano fin qui inaugurato una fase totalmente inedita nella storia delle biblioteche pubbliche di ogni Paese: non più in grado di assicurare la conservazione indefinita delle opere dell’ingegno, non più in grado di decidere in autonomia tempi e modalità di prestito dei libri digitali, non più in grado di tutelare la privacy dei propri utenti sottoposti al tracciamento dei software di Digital Rights Management. Stando così le cose, e mancando qualsiasi reale forma di mobilitazione da parte della politica e della società civile, è probabile che le biblioteche dei prossimi anni saranno sempre più confinate allo scomodo ruolo di intermediari tra i desideri a immediata scadenza dei lettori e le condizioni imposte dal mercato. Il rischio, in questo caso, è che molti titoli meno ricercati in un determinato momento possano scomparire del tutto, perché non c’è nessuna biblioteca disposta a rinnovare ogni anno la licenza per un numero di prestiti incerto – o addirittura di poco superiore allo zero – rispetto ai “grandi numeri” delle opere ben più conosciute.

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