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Dai papiri ai libri, dai libri agli ebook: la lezione di Irene Vallejo

Nel suo ultimo saggio “Papyrus . L’infinito in un giunco” la filologa e scrittrice spagnola Irene Vallejo ricostruisce i lunghissimi processi di innovazione e sostituzione dei supporti della scrittura, dalle tavolette al papiro, dal papiro al libro, e offre un’inedita prospettiva sull’altrettanto incerto processo di convivenza degli ebook con i libri cartacei.

Nel corso degli ultimi anni innumerevoli editori, esperti, opinionisti, bibliotecari, librai, autori e ovviamente lettori hanno dovuto confrontarsi più volte con il temuto sorpasso dei libri di carta da parte degli ebook, e la necessità di investire in anticipo in questi ultimi per non rimanere tagliati fuori dal mercato. Numerosi falsi allarmi dopo, tuttavia, nessuno è ancora riuscito a spiegare in maniera soddisfacente i motivi della mancata sostituzione dei libri in formato cartaceo con quelli in formato digitale, e i numeri diffusi dall’Associazione Italiana Editori (AIE) sembrano aver rinviato ancora di qualche anno il temuto passaggio di consegne: +16% le vendite a prezzo di copertina nel 2021 dei cartacei di “varia” per un totale di 1.701 milioni di euro, rispetto a un calo dell’11% del mercato degli ebook che si attestano a 86 milioni di euro di vendite complessive nel nostro Paese.

La crescita dei costi delle materie prime e dell’energia potrebbe dare nuovo slancio al mercato degli ebook

La situazione italiana, per una volta simile a quella riscontrata in altri Paesi, appare in realtà più incerta di quanto dicano i numeri se si tiene conto che la stessa Associazione ha lanciato un allarme preventivo sulla crescita dei costi di commercializzazione dei libri dovuti all’aumento del costo delle materie prime – come la carta – e delle risorse energetiche necessarie per il trasporto delle merci. Crescita dei costi che potrebbe, quindi, offrire un insperato rilancio proprio agli ebook che non sembrano soffrire di strozzature importanti che non siano unicamente quelle legati alle piattaforme e al marketing necessario per farli conoscere e apprezzare dai lettori. Eppure, né gli autori, né gli editori, né le piattaforme di distribuzione sembrano aver pensato a una possibile alternativa ai limiti del modello attuale, come potrebbe essere la vendita congiunta di libri di carta ed ebook.

E se fossimo solo all’inizio di una lunga fase di convivenza tra libri di carta ed ebook? La storia del libro sembra confermarlo

In questo contesto di crescente incertezza, dove le innovazioni tecnologiche promosse da grandi e piccole aziende private non sembrano ancora in grado di sostituirsi a un formato consolidato da millenni di storia, ho avuto il piacere di leggere l’ultimo libro della filologa e scrittrice spagnola Irene VallejoPapyrus. L’infinito in un giunco”, un’approfondita storia del libro nel mondo antico pubblicata in Italia da Bompiani nella bella traduzione a cura di Monica Bedana. Ed è proprio leggendo Irene Vallejo che ho potuto trovare un’ulteriore conferma di quanto l’ormai decennale lotta per la sopravvivenza da parte di chi scrive, produce e commercializza libri di carta nei confronti dei produttori e distributori di e-book potrebbe essere nient’altro che l’inizio di una lunghissima fase di convivenza: “così come oggi i libri di carta convivono con gli e-book – scrive Irene Vallejo, nelle battute conclusive di un saggio lungo cinquecento pagine – per molti secoli rotoli e codici coabitarono”.

Irene Vallejo (Saragozza, 1979) è filologa e scrittrice, autrice del saggio “Papyrus. L’infinito in un giunco” pubblicato in Italia da Bompiani nella traduzione di Monica Bedana (©J. Fuembuena)

Nella storia del libro la norma è la convivenza e specializzazione, non la sostituzione improvvisa di un formato con l’altro

Quella di Irene Vallejo è una delle rare lezioni di storia che potrebbe tornare utile anche a chi volesse analizzare il fenomeno degli ebook in una prospettiva non esclusivamente schiacciata sul presente degli altalenanti – e probabilmente incompleti o quantomeno frammentari – valori di mercato. “Nella storia dei formati, dei tipi di supporti, la norma è la convivenza e la specializzazione, non la sostituzione” scrive Irene Vallejo, ricordando come in una prospettiva millenaria i supporti per la scrittura e la lettura siano andati incontro a mutazioni tanto rare quanto lentissime a imporsi sulla scena globale. “Fino alla recente comparsa dei tablet e degli e-reader, per venti secoli noi lettori non abbiamo mai dovuto affrontare altri terremoti che sconvolgessero il formato della lettura”.

Durata, prezzo, resistenza, leggerezza sono gli aspetti che l’uomo ha cercato di migliorare per garantire una maggiore sopravvivenza alle parole scritte

L’invenzione del libro”, secondo Irene Vallejo, lungi dall’essere un fatto compiuto una volta per tutte è da sempre “la storia di una lotta contro il tempo per migliorare gli aspetti materiali e pratici – durata, prezzo, resistenza, leggerezza – del supporto fisico dei testi“: in quest’ottica, l’adozione dei fusti di papiro come fogli per la scrittura “tremila anni prima di Cristo” ha rappresentato nella storia dell’uomo il primo “miglioramento sensazionale nella storia del libro. Paragonati alle tavolette, i fogli di papiro erano un materiale sottile, leggero e flessibile e, una volta arrotolati anche un testo voluminoso occupava poco spazio. Un rotolo di dimensioni normali arrivava a contenere una tragedia greca completa, un dialogo breve di Platone o un Vangelo. Tutto ciò significava un portentoso passo avanti nello sforzo compiuto per conservare le opere del pensiero e dell’immaginazione“. Lo stesso passo che sembrerebbe essere alla portata degli ebook, se non intervenissero altri motivi a frenare oltremodo la loro diffusione.

Per anticipare il futuro del libro bisogna porsi in una prospettiva che non sia vincolata al semplice gradimento di mercato e dei gusti dei lettori odierni

Se si smette per un istante di guardare ai libri di carta solo attraverso la lente deformante dei propri gusti personali, e li si osserva dal punto di vista strumentale della durata, del prezzo, della resistenza, della leggerezza che hanno determinato il lento passaggio di consegne dalle tavolette ai papiri, e dai papiri ai codici, è infatti evidente come l’ebook conservi tuttora una maggiore probabilità di imporsi in futuro rispetto al suo predecessore. Gli stessi papiri, in fondo, pur rappresentando all’epoca dei faraoni e degli antichi greci una novità impensabile rispetto alle tavolette di argilla, a poco a poco vennero sostituiti dai codici per vie delle stesse differenze: convenienza, portabilità, resistenza, leggerezza nel trasporto, oltre alla facilità di lettura che consentiva di individuare più rapidamente i contenuti da rileggere o citare in un secondo momento rispetto al meno maneggevole papiro.

La “bibliocastia” è un fenomeno delle epoche passate quanto dell’età moderna, e anche ora milioni di libri invenduti stanno andando al macero

La lezione di Irene Vallejo è tanto più preziosa, in questo senso, quanto più l’autrice di “Papyrus” fa riferimento alle somiglianze tra l’epoca passata e la presente, tra le grandi distruzioni di cui furono vittima le biblioteche e gli archivi antichi alla persistente biblioclastia del XX e XXI secolo: “biblioteche bombardate nel corso di due guerre mondiali, falò del nazismo, regimi censori, rivoluzione culturale cinese, purghe sovietiche, caccia alle streghe, dittature europee e latinoamericane, librerie bruciate o attaccate a suon di bombe, apartheid, volontà messianica di alcuni leader, fondamentalismi” sono solo alcuni dei motivi delle devastanti distruzioni di un numero incalcolabile di volumi nel corso del secolo appena concluso, fino ad arrivare ai “milioni di libri orfani di lettori” che oggi vengono distrutti dopo essere ritornati, invenduti, dalle librerie. Resistenza, portabilità, leggerezza, durata fanno dell’ebook – in questo contesto – un candidato alla successione dei libri di carta molto più resiliente rispetto alle minacce di distruzione onnipresenti.

Libro digitale e cartaceo sono destinati a due modalità di “consumo” diverse, per poter massimizzare i profitti senza tener conto dei bisogni dei lettori

Eppure, manca ancora qualcosa sia nell’analisi di Irene Vallejo sia in tante analisi che oggi cercano di individuare, senza riuscirci, i motivi della persistente marginalità dell’ebook rispetto al suo equivalente cartaceo. Un indizio, per così dire, si può trovare proprio nella difficoltà quando non impossibilità di poter ottenere in un’unica transazione sia la copia cartacea, sia la copia in formato ebook del medesimo testo: come se libro digitale e libro offline fossero da sempre e per sempre destinati a due modalità di “consumo” radicalmente diverse e in conflitto tra loro, nella mente degli editori e dei distributori prima ancora che in quella dei lettori. Dopo il fallimento di Kindle Matchbook, che permetteva di acquistare su Amazon contemporaneamente libri cartacei ed ebook (ma solo su una platea molto ristretta di circa 80.000 titoli), non risultano iniziative analoghe su scala globale in tempi recenti.

A differenza dei libri di carta, tuttavia, gli ebook non sono ancora divenuti un oggetto nel completo possesso e disponibilità dei loro acquirenti

Il motivo va ricercato, e qui il lavoro dello storico cede il passo a quello dello studioso di diritto, nelle condizioni d’uso delle piattaforme di vendita degli ebook: “Kindle Content is licensed, not sold, to you by the Content Provider” si legge in quelle del Kindle Store, ed è una differenza non da poco. Più volte, in passato, Amazon ha infatti concesso suo malgrado una dimostrazione pubblica di quanto l’acquisto di un ebook non offra gli stessi diritti dell’acquisto di un libro cartaceo, rimuovendo con un clic i libri dalle librerie digitali dei propri clienti (l’esempio più famoso è quello legato alla rimozione di 1984 di Orwell nel 2009). Ebook e libro cartaceo sembrano essere non solo due prodotti diversi dal punto di vista dell’esperienza di lettura, quanto piuttosto due modi radicalmente opposti di intendere il diritto di accesso a quest’ultima: totale e irreversibile per quanto riguarda i libri cartacei, parziale e su licenza per quanto riguarda gli ebook. Una differenza che forse, ben più di quanto possano le caratteristiche del supporto tecnologico, potrebbe frenare ancora a lungo la diffusione dei nuovi supporti digitali per le parole scritte.

Ogni passo avanti, nella storia del libro, è sempre stato compiuto per aumentare l’aspettativa di vita delle parole a beneficio di coloro che verranno

Se ebook e libri sono destinati quindi a convivere ancora a lungo, come è avvenuto in passato a papiri e “codici” di carta, anche a causa dei limiti alla possibilità di acquistare, rivendere, prestare e donare gli ebook stessi da parte dei lettori (limiti imposti, è bene sottolinearlo, dal modello di rivendita e distribuzione attuale, governato dalle grandi piattaforme digitali), perché non pensare fin d’ora a una forma di convivenza meno penalizzante per il lettore avido di sapere e di conoscenza? Perché non offrire a quest’ultimo la possibilità, per legge ancora prima che per scelte aziendali, di accedere a un prezzo congruo a entrambe le versioni di un libro, così da poter possedere le copie cartacee e godere della “disconnessione” concessa dall’esperienza di lettura offline, sia ottenere la possibilità di recuperare agevolmente note, informazioni e citazioni dell’opera grazie alla sua versione digitale concessa solo su licenza? Forse, ma qui entriamo nel campo dell’auspicabile anziché del prevedibile, è solo questione di tempo, come insegna la stessa Vallejo: “ogni passo avanti, per quanto minimo, aumenta l’aspettativa di vita delle parole“.

I termini di utilizzo del Kindle Store che ricordano come ogni ebook acquistato sia fornito in licenza e non effettivamente posseduto dall’acquirente (screenshot del 4 febbraio 2022)

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