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Lo streaming non salverà (da solo) la musica

Immaginare nuove forme di sostegno economico al lavoro degli artisti, soprattutto per quelli attivi nel settore musicale, è una necessità di cui si discute da anni e che si è fatta ancora più urgente nel corso del “lockdown”. Le testimonianze della pianista Fiamma Velo e di Filippo Santini e Giorgia Rossi Monti dei Manitoba.

È la notte di sabato 23 maggio 2020. In una Milano insolitamente silenziosa, e insolitamente fredda a causa della pioggia persistente, una giovane pianista si muove per le vie del centro a bordo di un “Piano Tandem” mosso unicamente dalle ruote di una bicicletta. Le note del pianoforte risuonano magicamente nel silenzio delle strade avvolte da un’atmosfera irreale, dove rari passanti si fermano a osservarla e scattare fotografie. Di tutti i concerti dell’edizione 2020 di PianoCity, trasmessi in diretta streaming a causa della quarantena dovuta al Coronavirus, il concerto di Fiamma Velo a bordo del “Piano Tandem” è quello che più di altri mi ha colpito per la bellezza della musica e per via dell’involontaria quanto suggestiva scenografia della città fantasma alle sue spalle.

Il concerto di Fiamma Velo sulle ruote del “Piano Tandem” a PianoCity2020

È stata un’esperienza molto particolare suonare di sera e vedere il pubblico che si affacciava dai balconi – racconta Fiamma Velo, 28 anni, di Camposampiero, affermata pianista in Italia e all’esteroQuesto è un periodo difficile per noi artisti: molti concerti sono stati rimandati e solo ora qualcosa sta ripartendo, anche se in modalità ridotte. Al giorno d’oggi i concerti sono il principale sostegno economico per molti musicisti e mantenerli in vita è importante. Fare più concerti a numero ridotto, trasformando le strade, i parchi e altri luoghi insoliti in “teatri” potrebbe essere una buona soluzione. Sarebbe bello che le persone sostenessero simili iniziative, che migliorano i luoghi in cui viviamo aggiungendo un tocco di arte e di emozione”.

0,003 dollari ad ascolto: ma c’è chi fa peggio

Le paure e le speranze della giovane pianista Fiamma Velo sono oggi quelle di molti musicisti, costretti a confrontarsi con i mancati introiti derivanti dai concerti e da un mercato musicale che si basa sempre più sull’ascolto di musica in streaming e sempre meno sulla vendita di brani e album singoli. Secondo un sondaggio pubblicato a inizio luglio, nell’ambito della campagna europea #PayPerformers, i guadagni ottenuti dai musicisti attraverso le piattaforme di diffusione di musica in streaming sono tuttavia pressoché irrilevanti: da 1 a 100 euro per il 25% degli 800 artisti e musicisti intervistati in Italia dagli autori del sondaggio, oltre 1.000 euro per l’1,5% di questi ultimi. Ad oggi, per ogni riproduzione di un brano musicale su Spotify un artista guadagna in media tra 0,003 e 0,004 dollari: pochissimo, ma non così poco se paragonato ai compensi ancor più ridicoli forniti da YouTube (che rappresenta il 55% del mercato in Italia e il 6% dei ricavi per i musicisti, a fronte del 22% di quota di mercato e del 40% dei ricavi redistribuiti da Spotify).

La crisi economica derivante dalla chiusura delle grandi manifestazioni in seguito alla pandemia di Coronavirus è solo l’ultimo segnale di un problema irrisolto che si trascina ormai da anni, e che solo ora sta venendo prepotentemente alla ribalta. La contrazione ormai irreversibile del mercato della compravendita di album e brani musicali attraverso supporti fisici e digitali, solo in parte compensata dal ritorno dei dischi in vinile, non ha mai trovato un’adeguata risposta nella nascita di un nuovo modello di business. Il modello di redistribuzione della musica in streaming sembra avere fino ad oggi tutelato solo i musicisti e le case discografiche più popolari, impedendo forme di redistribuzione più eque verso coloro che dispongono di un seguito minore in termini di pubblico, ma che portano avanti progetti di altissima qualità, sperimentali, o che si trovano nelle fasi iniziali della loro carriera.

I musicisti non restano a guardare

Musica… da camera: “SI Ritorna a Casa”

suonata da Giorgia Rossi Monti (Manitoba) durante il lockdown

I musicisti, tuttavia, non sono tipi da arrendersi facilmente. C’è chi, come Giorgia Rossi Monti e Filippo Santini del duo “Manitoba”, ha colto l’occasione del “lockdown” per dedicarsi alla sperimentazione di nuovi processi creativi e allo studio di forme musicali ancora inedite ma che gli stessi autori non esitano a definire “radicali“. “Durante il lockdown ci siamo trovati a vivere separati, in case diverse. Per due mesi abbiamo creato in autonomia e, quando ci siamo rivisti, ci siamo messi a lavorare sul materiale prodotto. Il semplice fatto di rivedersi ci ha dato un’immensa carica ed eravamo ispirati e volonterosi di produrre nuove idee – mi racconta Giorgia, conosciuta anni fa in occasione di uno dei loro primi concerti – Purtroppo molti locali che amiamo stanno chiudendo e questo è un brutto segnale. Le persone sono la nostra benzina: devono esserne consapevoli e non abbandonarci perché un mondo senza artisti farebbe veramente pena. Speriamo che il panorama della musica ‘indie’ si riveli una fenice, pronta a rinascere dalle sue ceneri”.

Sosteneteci! – è l’appello di Giorgia – Venite ai concerti! Sosteneteci sui social, comprate i dischi, le magliette, gli adesivi… Ma soprattutto non dimenticatevi mai di ascoltare con attenzione, con il cuore e con la testa la musica di tutti, anche dei più sfigati (come noi)” conclude, con un pizzico di autoironia. Ed è questo l’appello, sottotraccia ma sempre più urgente, che si sente ripetere sempre più spesso, come è avvenuto in occasione del flash-mob “silenzioso” che si è svolto domenica 21 giugno in occasione della giornata della musica in piazza Duomo a Milano, organizzato da “La Musica Che Gira”, un’associazione di rappresentanza di artisti e professionisti del settore musicale italiano. Una protesta, che ha avuto il suo culmine nei tre minuti di “silenzio” collettivo e sintetizzati dall’hashtag #senzamusica: per quanto tempo, infatti, i musicisti potranno resistere senza alcuna forma di sostegno economico che sia in grado di prendere il posto dei concerti e di altre forme di eventi “dal vivo”?

Qual è il valore della musica per noi, ora che questa è diventata più “economica”?

La domanda sembra non riguardare, a prima vista, il pubblico degli ascoltatori. Se i concerti di PianoCity non sono accessibili dal vivo, gli appassionati di pianoforte possono comunque seguirli gratuitamente in diretta streaming. Se i cd non si vendono più, o non esistono più i dispositivi con cui riprodurli in casa o in macchina, nondimeno tutta la musica del mondo è a “portata di clic” su Spotify (gratuitamente, o in cambio di un abbonamento tutto sommato simbolico). Se MTV non la guarda più nessuno, nondimeno i video musicali continuano a essere riprodotti su YouTube: che colpa hanno gli ascoltatori se il modello di business di quest’ultimo prevede che solo una minima parte dei ricavi della pubblicità vada a finire nelle tasche dei musicisti e degli autori dei brani? Eppure, oggi ci sono sufficienti informazioni per capire che se un prodotto o un servizio è gratis non vuol dire che sia giusto non pagare per fruire quest’ultimo.

Il concerto di Fiamma Velo al PianoCity di Milano sembra prefigurare per certi versi un futuro in cui i concerti non avverranno più unicamente “in presenza” di un pubblico di persone, ma anche in remoto e in contesti dove mai prima d’ora è stato possibile realizzare un concerto. Le emozioni che mi ha suscitato la visione della città deserta attraversata dalle note di un pianoforte “in bicicletta” sono emozioni diverse, ma non per questo meno intense, di quelle che avrei provato sentendo la musica di Fiamma a teatro o in un parco all’aperto insieme ad altre persone: perché non dovrei “pagare” per il concerto in streaming, o per una canzone ascoltata nelle “stories”, e pagare “solo” il concerto dal vivo o l’abbonamento a Spotify? È venuto il momento, credo, di prenderci come ascoltatori la nostra parte di responsabilità nella crisi economica di un intero settore artistico: quale valore siamo disposti a riconoscere alla musica, nel momento in cui non siamo più costretti a pagare per ascoltarla ma siamo consapevoli del suo immenso valore, per chi la ascolta e per chi ne ha fatto una ragione di vita? Chiediamocelo e troviamo una risposta, prima che sia troppo tardi.

 

“Viaggio nell’anima” di Fiamma Velo, videoclip ufficiale

del primo estratto dell’album omonimo

 

“Si ritorna a casa” dei Manitoba, terzo estratto dell’album “Divorami”

 

 

1 commento »

  1. Sono totalmente d’accordo, spesso anche esplorando gli artisti meno popolari è possibile trovare dei prodotti di altissima qualità. E questo vale non soltanto per la musica, ma anche per i libri.

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