In che modo gli adolescenti usano TikTok per raccontare se stessi, compresi i lati oscuri e ambigui di un’età da sempre difficile.

Uno dei motivi del successo dilagante dei “new media” nei confronti degli “old media” (giornali, tv etc.) deriva dalla perenne incapacità di questi ultimi di comprendere a fondo i motivi del successo dei primi. Ancora oggi, nel pieno della sua diffusione, TikTok viene descritto dalla maggior parte dei media nazionali e internazionali come una piattaforma di intrattenimento “leggero” per adolescenti: chi non lo frequenta abitualmente, può essere portato a credere che TikTok sia un flusso ininterrotto di video di pochi secondi dove i più giovani si divertono in un modo tutto loro. Ai limiti dello stupido, del ridicolo, della decenza.

“Problemi con papà, check”: quando l’adolescente si confessa su TikTok

Tralasciando per un momento tutti i problemi legati all’utilizzo dei dati e alla censura dei contenuti da parte di un’azienda che ha origini e proprietà cinese, è importante sottolineare qui quanto TikTok consenta oggi di guardare “dentro” la vita di un adolescente ben più di quanto ormai sia possibile fare attraverso Facebook o Instagram. “Oggi“, perché stanno arrivando anche qui gli adulti, i “brand”, gli influencer veri o presunti; “ben più di Facebook e Instagram” in ragione di un “format” espressivo che sostituisce alla parola scritta e immagine statica delle immagini in movimento a ritmo di musica (ma non solo, come vedremo tra poco).

Check” è la parola magica, ma non è l’unica, utilizzata dagli utenti più giovani di TikTok per introdurre i propri video più intimi, quelli in cui si confessano senza filtri a un pubblico di follower per lo più indistinto. “Essere rom, check”; “Essere figlia di genitori cinesi, check”; “genitori albanesi, check“; “Avere un brutto rapporto con il padre, check”; “vivere in comunità, check” e così via: un’espressione convenzionale che avvisa gli utenti di TikTok che stanno per assistere alla condivisione di un malessere, di una condizione familiare o scolastica vissuta con difficoltà, e quant’altro possa oggi condizionare in negativo la vita di un adolescente in una società che tende a esaltarne le “abilità digitali” e al tempo stesso mettere in dubbio le capacità di apprendimento e adattamento alla “vita reale“.

Non sono pochi gli adolescenti che usano TikTok per confessare i loro problemi con un padre o una madre lontana, indifferente, sprezzante, “che mi ha perfino bloccato su Whatsapp”; così come non sono pochi quelli che condividono con i propri coetanei uno spaccato della propria vita altrimenti inaccessibile senza l’autorizzazione dei genitori, come la ragazza “zingara” (cit.) che si lamenta del fatto di essere costretta a rimanere ore in casa a pulire e badare ai nipoti più piccoli (“non usciamo quasi mai, i nostri genitori sono molto severi“) o la ragazza che vive “in comunità” e che racconta le “regole” a cui deve sottostare quotidianamente (inclusa l’impossibilità di avere certi prodotti di bellezza e cura del corpo in camera, e di gestire i propri soldi liberamente). Per non parlare delle numerose “ragazze madri” che condividono gli interrogatori umilianti cui sono quotidianamente sottoposte sfruttando la visibilità offerta da una “challenge” (le “sfide” che animano la piattaforma) come “#RideItSickv“.

Doppio newsfeed e premi in denaro

TikTok si caratterizza rispetto ai social media tradizionali e a piattaforme simili (come Youtube o Vine) per una serie di innovazioni interessanti: ad esempio, la presenza di un “doppio newsfeed” ci consente di scegliere se vedere i i video pubblicati unicamente dagli account di cui siamo follower o scoprire nuovi video (e nuovi account) selezionati per noi dall’algoritmo della piattaforma (una possibilità di scelta, tuttavia, che potrebbe non rimanere tale nel momento in cui l’algoritmo dovesse intervenire per “fare ordine” tra un numero troppo consistente di video pubblicati da account “seguiti”).

Da notare, inoltre, come TikTok sia in parte accessibile anche agli utenti non registrati, che possono vedere un numero limitato di video prima dell’effettiva iscrizione: un rischio non da poco se si pensa che molti dei contenuti pubblicati sono realizzati da adolescenti minorenni, quando non ancora più giovani. Infine, anche sulla versione italiana è stato attivo per alcuni mesi un “concorso” (TikTokTag) che ha incentivato probabilmente non poco la diffusione della app, regalando agli utenti 5 euro per ogni nuovo amico iscritto tramite codice invito e altre piccole somme in denaro in base all’utilizzo della piattaforma (vedi gli screenshot del regolamento del concorso nella galleria qui sotto).

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Sbrigatevi, il tempo sta finendo

Premi in denaro, design innovativo, format espressivi che combinano l’immagine in movimento con un sonoro “prestato” da canzoni, film, tormentoni: tutti questi motivi non bastano da soli a spiegare i motivi del successo dilagante di questa app. Facebook prima, Instagram poi, oggi TikTok: gli adolescenti passano da una piattaforma all’altra per sfuggire allo sguardo ormai onnipresente degli adulti e di chi si assume il compito di “vegliare” su di loro, e TikTok non fa eccezione in tal senso.

TikTok oggi offre ai suoi “early adopters“, i ragazzi e le ragazze che non hanno ancora compiuto 20 o 25 anni, un “luogo” virtuale in cui sperimentare al tempo stesso modalità espressive attraverso la performance fisica di corpi in piena trasformazione (dallo sport, alla recitazione, al ballo) e al tempo stesso cercare forse aiuto, forse comprensione, forse conferma del fatto che i propri problemi relazionali sono parte del vissuto di altri ragazzi simili a loro. Magari abitanti a centinaia di chilometri di distanza, o nella classe a fianco.

Quanto potrà durare tutto questo? Poco, forse pochissimo ancora: stanno già arrivando i “brand” con le loro pubblicità, stanno già nascendo i primi “influencer”, hanno già aperto i loro account alcuni personaggi politici noti e meno noti. Allo stesso tempo, si moltiplicano gli allarmi legati a un utilizzo improprio dei nostri dati da parte della piattaforma, ai pericoli per la sicurezza e la privacy dei minori, ed è sempre più evidente la presenza di una censura multilivello che colpisce non solo gli autori di contenuti  politici (si veda il caso di Feroza Aziz) ma anche utenti apparentemente “innocenti” (come le persone con disabilità, la cui visibilità è artificialmente ridotta per motivi non ancora chiariti).

TikTok non è una piattaforma priva di pericoli, zone oscure e ambiguità, ma al tempo stesso costituisce una raccolta di testimonianze preziose, che possono aiutarci a capire che cosa vuol dire essere adolescente oggi e misurare quanto grande sia la distanza esistente tra la rappresentazione dei media e il vissuto quotidiano dei giovani: potrebbe essere questione di settimane, o addirittura di giorni, prima che questa porta su quel mondo da sempre da sempre inafferrabile, in cui molti si perdono prima di diventare adulti, si chiuda nuovamente.