Nel Paese dove il contante ha smesso di essere il metodo di pagamento più diffuso, superato dalle carte contactless, si moltiplicano i servizi e attività commerciali dichiaratamente “cashless”.

Non è ancora la Svezia, ma poco ci manca. Nel momento in cui tutte le analisi sul futuro della società “senza contante” si concentrano su quello che sta avvenendo nel Paese scandinavo, un altro Paese – europeo, ma ancora per poco – si candida a diventare una delle prime “cashless society” al mondo. È il Regno Unito, dove secondo UK Finance nell’ultimo anno il numero totale di pagamenti con carta ha superato per la prima volta il totale delle transazioni realizzate tramite contante, togliendo a quest’ultimo il primato come metodo di pagamento più diffuso.

La crescita esponenziale dei pagamenti contactless

Come si costruisce una cashless society? L’esempio del Regno Unito è un interessante caso di studio per come il cambiamento delle abitudini di consumo e di pagamento delle persone sia stato accolto e, in parte, attivamente incentivato da ambiti diversi della società, dalle imprese fornitrici di servizi agli esercizi commerciali, dagli organizzatori di festival musicali agli enti religiosi.

A giocare un ruolo di primo piano, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono state tuttavia le tecnologie più innovative (app, neobank, blockchain..). Rispetto alla Svezia, dove l’app Swish ha saputo conquistarsi un ruolo di primissimo piano nelle transazioni di tutti i giorni, nel Regno Unito l’accelerazione decisiva è stata portata dalla tecnologia di pagamento “contactless”, tramite carta o smartphone.

Il contactless, che in Italia ha iniziato a diffondersi veramente solo nell’ultimo anno (da 140 a 400 milioni di transazioni nel 2017, secondo l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico), nel Regno Unito è ormai una vecchia conoscenza di esercenti e consumatori. Gli stessi servizi come Google Pay (ex Android Pay) e Apple Pay, il cui sbarco in Italia è stato annunciato solo negli ultimi mesi, sono attivi Oltremanica già da alcuni anni.

Il momento di svolta risale al “lontano” 2015, quando è stato innalzato il limite di spesa delle carte contactless senza inserimento del PIN da 25 a 30 sterline, triplicando nel giro di un solo anno il volume di transazioni realizzate “senza contatto” e raggiungendo, nel 2017, oltre 5,6 miliardi di pagamenti effettuati.

Oggi sono quasi 120 milioni le carte contactless nel Paese (il 78% delle carte di debito, il 62% di quelle di credito), diffuse trasversalmente in tutte le fase d’età – dal 77% dei 25-34enni al 50% degli over 65 – e utilizzate in oltre la metà di tutte le transazioni negli esercizi commerciali (dati Mastercard).

Il contante scompare dalla vita quotidiana

Nel Regno dove nel 1967 ha visto la luce il primo ATM della storia sono oggi almeno 3,5 milioni le persone che non usano (quasi) mai il contante, mentre sette inglesi su dieci escono di casa con meno di 20 sterline in banconote nel portafoglio.

Si moltiplicano ovunque i segnali che il fabbisogno di contante da parte dell’economia legale sta diminuendo giorno dopo giorno: la Royal Mint ha dimezzato la produzione di nuove monete, passando dai 2,3 miliardi di monete coniate nel 2014 poco più di 1,3 miliardi nell’ultimo anno; da diversi anni si discute della possibilità di dichiarare fuori corso le banconote da 50 sterline, ormai utilizzate in una frazione residua dei pagamenti e da più parti accusate di favorire il riciclaggio di denaro (per lo stesso motivo dal 2010 è vietato l’utilizzo della banconota da 500 euro). Infine, ogni mese vengono chiusi almeno 200 ATM, in un Paese dove il volume totale dei prelievi si riduce del 6% anno su anno.

Il ruolo della società civile e delle imprese private

In questo contesto, non stupisce che un numero crescente di enti pubblici ed imprese private del Regno Unito abbiano deciso nel corso degli ultimi anni di compiere il passo successivo, in anticipo rispetto alle previsioni degli esperti, dichiarandosi apertamente “cashless” e vietando – o scoraggiando apertamente – i pagamenti con il contante nella propria attività. 

Sposare la causa dei pagamenti digitali nel Regno Unito di oggi è una scelta di marketing ancora prima che un’innovazione tecnologica: se le persone hanno sempre meno contante con sé, se l’infrastruttura è pronta, se i pagamenti digitali consentono di risparmiare sul personale e su costose tecnologie di sicurezza, perché non incentivarli tra la propria clientela?

A inaugurare il trend, se così si può chiamare, è stata tra i primi la “Transport for London”, l’ente che gestisce i servizi di trasporto della capitale (metropolitana, autobus, trasporto su rotaia), che nel 2014 ha messo al bando i pagamenti con contante su tutti i bus di Londra.

Una decisione, quest’ultima, più simbolica che pratica (ormai solo lo 0,7% dei biglietti veniva pagato con le monetine) ma che ha avuto il merito di guadagnarsi le prime pagine dei giornali, anche internazionali, e dimostrare pubblicamente che le scelte audaci, alla fine, pagano: da allora il risparmio sulla gestione degli incassi è stato dell’ordine di 24 milioni di sterline, su un fatturato totale di ai 4,7 miliardi.

Negli ultimi anni nel Regno Unito si sono dichiarate “cashless” perfino le mense scolastiche nelle scuole, con l’obiettivo di tutelare l’anonimato dei bambini che ricevono il pasto gratuito, insieme a un numero crescente di festival musicali e artistici e numerosi esercizi e attività commerciali (dopo i primi locali londinesi, a settembre 2018 è stato annunciato il primo pub cashless del Paese in una città vicino a Ipswich, contea di Suffolk).

Non ancora “cashless”, ma sulla buona strada per diventarlo, sono invece oltre 16 mila parrocchie di culto anglicano che hanno annunciato pubblicamente di accettare donazioni e offerte tramite strumenti di pagamento digitale per compensare la scomparsa di “spiccioli” nelle tasche dei fedeli, mentre a Londra un’iniziativa dell’amministrazione comunale ha promosso la diffusione di “Mobile POS” tra gli artisti di strada per incrementare le possibilità di ricevere donazioni soprattutto da parte dei turisti stranieri.

Quale futuro per gli ultimi?

La sfida, oggi, è assicurare l’accesso ai nuovi strumenti di pagamento – siano essi “di plastica”, o digitali – a coloro che vivono nelle aree rurali e a quelli che sono da sempre esclusi da qualsiasi servizio finanziario di base, come i senzatetto. Secondo uno studio, infatti, la maggior parte di coloro che utilizzano ancora il contante come metodo di pagamento principale (quando non l’unico) sono persone che dichiarano un reddito inferiore alle 15 mila sterline annue, quando non tendente verso lo zero.

Se le nuove tecnologie, come abbiamo visto, hanno avuto un ruolo non di primissimo piano nella diffusione di abitudini e pratiche “cashless”, esse possono tornare a rivestirlo nei confronti delle fasce più deboli della popolazione. È il caso di Monzo, una startup fintech britannica che sta collaborando con il Money & Mental Health Policy Institute per lo sviluppo di strumenti di gestione del denaro accessibili in mobilità a persone in condizioni di disagio mentale (come depressione, o dipendenze). Così come va menzionato il progetto della startup no-profit TAP per raccogliere donazioni per i senzatetto tramite una ventina di “POS” disseminati per le strade della capitale. Sarà sufficiente? Vista da Londra, Stoccolma sembra ogni giorno un po’ più vicina.