Secondo il ricercatore Jordan Frith, autore di “Smartphones as locative media”, piattaforme come Google Maps o Foursquare hanno cambiato una volta per sempre la storia dei luoghi in cui abitiamo.

Le usiamo al momento del bisogno per informarci sulla qualità dei cibi di un locale, oppure per lasciare una recensione negativa ai commessi di un negozio che ci hanno trattato in maniera sgarbata. Altre volte le usiamo a posteriori, ad esempio per lasciare una traccia del nostro passaggio in luoghi di cui porteremo un buon ricordo con noi. Quasi mai, tuttavia, ci soffermiamo a riflettere sul significato che la nostra “recensione”, geolocalizzata su una mappa online, acquisterà a distanza di un anno o più dal nostro passaggio, quando quegli stessi luoghi saranno diventati irriconoscibili rispetto a oggi.

 

Un cambiamento epocale

Secondo il libro “Smartphones as locative media” di Jordan Frith, Assistant Professor della University of North Texas, servizi come Google Maps, Foursquare, ma anche le pagine locali di Facebook hanno generato nel corso degli ultimi anni un cambiamento epocale nel nostro rapporto con i luoghi e gli spazi in cui ci muoviamo.

La possibilità di lasciare un segno del nostro passaggio in tutti o quasi i luoghi della Terra, siano essi monumenti, parchi o uffici postali, non è una novità. A far la differenza è il fatto che la nostra “recensione” possa essere letta a distanza di giorni, mesi o anni da parte di chi passerà dopo di noi, anche in luoghi di nessuna importanza storica, commerciale o culturale.

Che si tratti di un parcheggio, una panetteria o un museo, oggi ogni luogo popolato da esseri umani porta con sé una storia da scoprire. Una storia scritta dai lavoratori del locale, dai clienti abituali o passeggeri, dagli altri commercianti della zona, da chi lo ha visto solo dall’esterno e da chi viveva nei paraggi e ora si trova dall’altra parte del mondo. Una storia intermittente, confusa, dove ricordi personali ed eventi pubblici si confondono senza una regola apparente, ma che nondimeno va a sommarsi alle altre centinaia di storie di quel medesimo luogo e degli immediati dintorni.

E così, dopo essermi trasferito in una via di Milano Nord, priva di interesse dal punto di vista turistico e senza locali o musei degni di nota, ho scoperto grazie alle recensioni pubblicate su Google Maps come a pochi metri di distanza da casa mia vi sia un piccolo museo tenuto in vita grazie all’impegno di un ex dirigente bancario in pensione, una filiale di banca dove si verificano spesso problemi con le persone che hanno avuto un famigliare morto, un locale messicano che è diventato di proprietà di una famiglia cinese, degli appartamenti in affitto usati, anziché dai turisti, da persone che hanno un famigliare ricoverato nel vicino ospedale, e un liceo scientifico che nel corso degli anni ha migliorato la sua dotazione di materiale informatico, pur mantenendo qualche problema nell’accoglienza degli studenti disabili. E infinite altre storie della via in cui abito, che non avrei mai potuto conoscere a meno di non andare attivamente alla loro ricerca.

Se un tempo i luoghi erano definiti dal ricordo di pochi eventi di rilievo, dal passaggio o dalla permanenza di personaggi famosi, dalla presenza di uno o più edifici di rilevanza storica e culturale, i luoghi che oggi scopriamo e frequentiamo attraverso le mappe si distinguono gli uni dagli altri per l’accumularsi veloce, interminabile, di migliaia di testimonianze che hanno poco o nulla di grandioso, memorabile, “storico” nel senso tradizionale del termine. Ma che, nondimeno, ci aiutano a farci un’idea più precisa di quel determinato luogo, a distinguerlo rispetto a tutti gli altri in cui vivremo o attraverseremo per lo spazio di una giornata, o di una vita intera.

 

Anche i “non luoghi” (adesso) hanno una storia

Ci stiamo abituando a muoverci attraverso l’ambiente circostante e dare un significato a quest’ultimo non più in base ai nostri ricordi, ai consigli di un amico o a quello che leggiamo sui giornali, ma prestando fede e interpretando le informazioni disseminate da migliaia di altri sconosciuti su una mappa online. E così una via deserta di periferia si popola improvvisamente delle testimonianze di chi è passato prima di noi, e un centro commerciale non è più il “non luogo” che eravamo abituati a considerare come tale, perché ogni negozio o attività commerciale al suo interno può avere una o più recensioni online che raccontano una storia che altrimenti nessun libro o giornale o passaparola avrebbe portato alla luce. Al punto che il format stesso delle “recensioni”, con tanto di stellette, appare quantomeno limitato per accogliere tutta la varietà di storie ed esperienze che un luogo in apparenza anonimo potrebbe ospitare.

Anche se potremmo usarle per esplorare territori che altrimenti non visiteremo mai, le mappe online sono diventate oggi lo strumento che usiamo per raccontare e per conoscere la storia recente dei luoghi in cui viviamo. Una storia che nessuno leggerà mai per intero, forse, che non troverà spazio nei libri dedicati a quella città o a quel quartiere, ma che nondimeno cambierà una volta per sempre il modo in cui quei luoghi saranno vissuti da chi passerà dopo di noi. Quella che oggi è una “recensione” un domani diventerà una testimonianza: se ne fossimo pienamente consapevoli, tuttavia, forse ci penseremmo due volte prima di pubblicarla.