È uscito anche in Italia il libro di Atlas Obscura, uno dei più popolari siti web al mondo dedicato ai luoghi strani e misteriosi.

“La Torre Eiffel non apparirà mai su Atlas Obscura. Ma la stanza segreta costruita da Gustave Eiffel in cima alla torre per accogliere gli ospiti.. quella sì”. Con queste parole Joshua Foer, giornalista, ha riassunto in un’intervista il senso del sito Atlas Obscura, creato insieme all’amico e film-maker Dylan Thuras nel 2009.

Il sito, che ha ricevuto tra il 2015 e il 2016 due investimenti seed e venture per un totale di 4,5 milioni di dollari, è ora oggetto di un libro edito in Italia da Mondadori, che ho avuto la fortuna di ricevere in regalo (visto il prezzo): “Atlas Obscura, guida alle meraviglie nascoste del mondo”. Oltre 600 luoghi e oggetti misteriosi raccontati nello spazio di una pagina, o poco meno, completi di fotografie, aneddoti e indicazioni per raggiungerli.

Il libro, ovviamente, accoglie solo una parte dei luoghi catalogati sul sito negli ultimi otto anni, grazie al lavoro di esplorazione dei due fondatori e ai contributi della community di lettori, in una sorta di “Wikipedia delle meraviglie”, o moderno Wunderkammer, dal nome delle stanze dove i collezionisti del Cinquecento e Seicento raccoglievano gli oggetti più strani.

 

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Il mistero non è nel luogo, ma nella mente di chi lo ha creato

La grande popolarità di Atlas Obscura dipende da un’attenta selezione editoriale, volta a scartare tutti i possibili riferimenti al soprannaturale o alle spiegazioni religiose. Nel libro, come sul sito, trovano raramente posto storie inventate, tutt’al più qualche leggenda metropolitana sfuggita al controllo dei moderatori (come quella della ragazza perduta nelle catacombe di Odessa, la notte di Capodanno).

Più che nei luoghi o negli oggetti descritti, l’alone di mistero circonda la vita e le scelte di coloro che li hanno creati, sfidando le leggi fisiche della gravità (come il tempio sospeso di Hengshan in Cina), delle consuetudini (come la fabbrica di bare per animali domestici di Gladstone, nel Michigan), della natura (come il relitto della World Discoverer, alle Isole Salomone), della morte (come i corpi imbalsamati dei religiosi e dei mistici).

Ciò che Atlas Obscura porta alla luce sono le estreme conseguenze e dello spirito d’avventura, dell’estro creativo e della versatilità del corpo e della mente umana, oltreché dei fenomeni naturali. Il mondo oscuro svelato dalle mappe dell’Atlante non è né etereo, né soprannaturale: talvolta può essere comico, se si pone attenzione all’interminabile lista di oggetti e luoghi creati da menti umane bizzarre; altre volte tragico, ma solo per quel che riguarda il destino dei primi, sfortunati esploratori.

Su quest’ultimo aspetto viene a galla, in conclusione, l’unico punto di debolezza del libro, rispetto al sito da cui ha preso spunto.

Il mondo online di Atlas Obscura è un luogo in divenire, dove ogni giorno chiunque può sentirsi esploratore e aggiungere sulla mappa nuovi luoghi, finora sconosciuti al di fuori dell’ambito locale, corredandoli con fotografie e informazioni, spesso recuperandole in prima persona.

È quello che alcuni esploratori hanno fatto con Craco, il paese fantasma vicino a Matera, o con la Cattedrale Vegetale a Oltre il Colle, in Lombardia, o Il Sacro Bosco di Bomarzio, in Lazio: documentandosi, e andando alla scoperta di questi luoghi improbabili, per farli conoscere al resto del mondo.

Quello del libro è invece un mondo chiuso, da sfogliare distrattamente alla sera, senza possibilità di crescere ulteriormente, e lasciandoci una volta di più con la convinzione che la nostra conoscenza del mondo finisca laddove arrivano le street car di Google.