Con la vittoria legale contro Confebébus, lobby spagnola del trasporto pubblico locale, BlaBlaCar si pone come l’archetipo vincente dell’ecosistema startup europeo. Un ecosistema che può raggiungere la maturità colmando i vuoti lasciati liberi dal venir meno del servizio universale di matrice statale, generando nel contempo un senso di appartenenza  internazionale tra i cittadini europei.

BlaBlaCar è legale”. La startup francese di car sharing, che nel 2016 ha compiuto i primi dieci anni di vita, questa settimana è uscita indenne da una lunga battaglia legale contro Confebébus, potente lobby spagnola del trasporto pubblico locale. Un processo che, come vedremo, rappresenta un indizio di quale sia la vera posta in gioco nella crescita dell’ecosistema di startup hi-tech europee.

La Rete di trasporti BlaBlaCar in tempo reale

 

L’associazione spagnola delle compagnie di autobus aveva trascinato in tribunale i rappresentanti di BlaBlaCar con l’accusa di concorrenza sleale tramite esercizio abusivo del servizio pubblico. Il giudice spagnolo ha stabilito, come ricostruito da Le Figaro, che la condivisione delle spese di viaggio non costituisce un’attività professionale e che il ruolo di BlaBlaCar si limita a mettere in contatto le persone che desiderano viaggiare insieme, dividendo le spese di trasporto.

Gli utenti di BlaBlaCar pagano infatti  un prezzo artificialmente calmierato dalla stessa piattaforma (i guidatori più esosi vengono automaticamente penalizzati, rispetto alla media delle offerte sulla stessa tratta e al valore mediano stabilito dalla piattaforma sulla stessa), sufficiente a coprire i costi del servizio e contribuire alle spese di viaggio, senza generare profitto per il guidatore.

Un successo nato grazie agli scioperi altrui

Fondata nel 2006, ad oggi BlaBlaCar è un’azienda che dà lavoro a oltre 500 persone nei 22 Paesi in cui è presente, per un totale di 35 milioni di utenti iscritti e una valutazione prossima al miliardo e mezzo di dollari.

La crescita dell’azienda è avvenuta per fasi alterne, sfruttando al massimo i ricorrenti momenti di stallo del trasporto pubblico a lunga distanza per raggiungere e fidelizzare nuovi utenti: ancora oggi, su Facebook, capita spesso di vedere post sponsorizzati di BlaBlaCar in occasione dello sciopero nazionale dei treni.

Il primo momento di gloria di BlaBlaCar risale infatti al 2007 in occasione di un massiccio sciopero dei treni in Francia, come ricordato dal co-founder Nicolas Brusson in una recente intervista per la BBC. Fu allora che il grande pubblico francese sperimentò in massa l’alternativa del “covoiturage”, in assenza di altre opzioni economiche per far ritorno a casa. A livello europeo la prima occasione favorevole fu l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjöll nel 2010, con la seguente cancellazione di numerosi voli e collegamenti intracontinentali.

Negli stessi anni in cui BlaBlaCar si espandeva in Europa, con l’apertura della versione spagnola del servizio nel 2009, seguita dalle altre versioni internazionali negli anni successivi, negli Stati Uniti tramontava l’idea di rendere scalabile un servizio analogo con il malinconico ridimensionamento di Zimride e l’ascesa della controllata Lyft, divenuta la celeberrima competitor di Uber negli spostamenti urbani.

Non è un caso se BlaBlaCar, tra i pochi unicorni europei a disporre delle risorse finanziarie sufficienti a sostenere un’espansione su scala globale, non abbia ancora messo piede negli USA o in Cina, né probabilmente mai lo farà. Brusson ha motivato questa scelta al Web Summit di Dublino spiegando come la mancanza di una rete efficiente di trasporto pubblico locale renderebbe difficile per i passeggeri di BlaBlaCar recarsi agevolmente ai punti di incontro con i guidatori, come invece avviene in Europa dove entrambi si danno appuntamento in prossimità di stazioni, metro o piazze cittadine.

I manager di BlaBlaCar non hanno mai fatto mistero di rivolgersi all’utente medio del trasporto pubblico nazionale e internazionale, anziché a quello di aziende private come Uber, Lyft o delle compagnie di taxi o autobus. Per questo la vittoria legale nei confronti della Confebébus rappresenta un importante riconoscimento di BlaBlaCar, quale alternativa economica e pienamente legale all’insostenibilità economica e alle interruzioni o diminuzioni di servizio del trasporto pubblico tradizionale.

blablacar

BlaBlaCar risolve un problema comune a tutto il Vecchio Continente

L’archetipo dell’ecosistema di startup hi-tech europeo

A differenza degli Stati Uniti, l’Europa in quanto entità economica deve ancora fare i conti con la predominanza delle differenze e delle prerogative degli Stati nazionali, l’assenza di un senso di comunità transnazionale, e la persistente politica di austerità che impatta negativamente sulle promesse, tutt’ora esistenti, dello Stato quale garante ultimo dei servizi universali di trasporto, logistica, informazione, sanità e servizio postale, solo per citare i più importanti.

Muovendosi all’interno di questo scenario, tutt’ora in evoluzione regressiva, BlaBlaCar non si sostituisce in toto né al privato né al pubblico, ma ne colma i vuoti esistenti tra una città e l’altra assolvendo compiutamente a una domanda di trasporti economici a medio-lungo raggio cui lo Stato non sembra più in grado di rispondere adeguatamente.

BlaBlaCar non si dichiara mai in diretta competizione con lo Stato, ma anzi si pone come il suo migliore alleato in tempi di crisi e di ottimizzazione delle risorse pubbliche. E non si pone nemmeno in diretta competizione con le aziende private di trasporto: i guidatori non possono ricorrere a mini-van o bus, e non vengono attratti dalla generica promessa di diventare “micro-imprenditori di se stessi”, bensì dal fascino esercitato dall’essenza più autentica della sharing economy.

BlaBlaCar risolve nella maniera più efficiente e sicura possibile un problema comune a tutto il Vecchio Continente: ovvero la degradazione progressiva della qualità e dell’offerta di servizio di trasporto pubblico intercittadino, a fronte di una più o meno sufficiente copertura del trasporto pubblico locale. Inoltre, conseguenza implicita ma da non sottovalutare, BlaBlaCar pone le premesse per la creazione di legami di fiducia tra persone di origini e lingue diverse che non si sentono ancora effettivamente riunite al di sotto di una bandiera comune.

BlaBlaCar esiste nella misura in cui lo Stato e gli enti locali continuano ad assicurare i collegamenti nelle città, così come questi ultimi possono dedicare maggiori risorse al servizio locale nella misura in cui un’azienda privata come BlaBlaCar si fa carico dell’organizzazione del servizio di collegamento a lunga percorrenza, senza che i cittadini notino significative differenze di prezzo e senza che nessuno – al di fuori di BlaBlaCar – ne tragga profitto.

In questo senso, BlaBlaCar appare come l’archetipo della startup hi-tech di successo di un ecosistema, come quello europeo, la cui stella polare diventa l’occupazione capillare degli spazi lasciati scoperti dalla ritirata dello Stato quale fornitore e garante di servizi universali, con la conseguenza implicita della creazione di un paradigma condiviso di fiducia (sia pur solo temporanea) tra cittadini provenienti da Stati diversi dell’Unione.