Sono ormai dieci anni che Roberto Saviano vive sotto scorta in seguito alla pubblicazione di “Gomorra”.  A differenza di uomini illustri che prima di lui nel passato avevano indagato approfonditamente il crimine organizzato, Saviano è stato tra i primi a poter disporre del mezzo di comunicazione più potente mai creato dall’uomo.

Roberto Saviano è da dieci anni una sorta di fantasma. Minacciato di morte in seguito alla pubblicazione di “Gomorra”, è costretto a vivere sotto scorta e ad avere solo contatti personali blindati e programmati con numerosi giorni d’anticipo, per ragioni di sicurezza. Vive da prigioniero, lo stesso destino che attende i camorristi oggetto delle sue acute indagini.

A differenza di chi ha provato prima di lui a indagare sul crimine organizzato, Roberto Saviano può tuttavia contare sul più potente strumento di comunicazione che l’uomo abbia inventato: Facebook.

Sulla sua pagina Roberto Saviano ha celebrato i suoi primi trent’anni, quando ancora il social non aveva la diffusione che ha oggi, e ha visto crescere attorno a sé una community giunta nel tempo a oltre 2.300.000 utenti.

Secondo un fenomeno da tempo in atto nel mondo del giornalismo online, Roberto Saviano è diventato grazie a Facebook il più potente distributore dei suoi stessi contenuti: La Repubblica, giornale per cui scrive storicamente, non supera i 2,8 milioni di fan su Facebook, e non può minimamente competere con le decine di migliaia di like e interazioni che certi post di Saviano riescono a catalizzare.

Roberto Saviano è diventato, grazie a Facebook, una sorta di editore a sé stante: una condivisione sulla sua pagina può moltiplicare esponenzialmente la visibilità di qualsiasi contenuto, articolo, libro o evento che sia. Anche per affossare comunicazioni troppo brutte per essere vere, come l’ultima campagna per il #fertilityday promossa dal Ministero della Salute.

Attraverso Facebook Roberto Saviano introduce i suoi articoli, promuove i suoi libri, si toglie qualche soddisfazione per il successo della serie televisiva Gomorrah negli Stati Uniti, ma più spesso condivide articoli di altri giornalisti e notizie con il suo pubblico, commentate con la stessa, intatta capacità di analisi degli esordi. Rispondendo, talvolta, ai migliaia che ogni giorno gli scrivono nei commenti (i messaggi privati sono disattivati, è attiva solo la mail), chi per manifestargli il proprio appoggio, chi per esprimere il proprio punto di vista su un argomento, chi per infangarlo senza pietà.

roberto saviano facebook

Questo, per la normale quotidianità. Come è inevitabile per un uomo della sua condizione, Saviano deve spesso difendersi dalle accuse e calunnie di chi vorrebbe ridurre al silenzio o contraddire la gravità delle sue denunce sociali: lo stesso destino toccato in sorte a Falcone e Borsellino, e di altri che hanno dedicato la propria vita a contrastare il fenomeno mafioso e camorristico, e ciò da cui il crimine legalizzato trae sostentamento, come il traffico di droga.

È il caso, ad esempio, del video che Saviano ha pubblicato il 25 luglio di quest’anno in risposta alle accuse puerili di Giovanardi, con il quale ha ribadito l’importanza di legalizzare le droghe leggere per sottrarre una fonte di guadagno primaria per le mafie e le organizzazioni terroristiche.

 

roberto saviano cannabis

 

O di quando risponde alla mamma di Napoli per dare un esempio di come il “buono” della città partenopea, che a detta di alcuni lo stesso Saviano dovrebbe sforzarsi di vedere meglio, sia sempre in diretta correlazione con il lato più sordido della città.

 

roberto saviano facebook

E, ancora, quando risponde alle accuse di chi insinua che il successo di Gomorra porti i più giovani a emulare le gesta dei personaggi del libro e della serie tv, ricordando – caso mai ce ne fosse bisogno – che la Camorra e il suo potere di seduzione è di gran lunga precedente e superiore al libro stesso.

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Grazie a Facebook, Roberto Saviano ha potuto continuare a svolgere quel lavoro essenziale di informazione e di risveglio delle coscienze che la lontananza fisica e geografica imposta dal suo isolamento preventivo avevano reso così difficile da svolgere a chi è venuto prima di lui.

In ogni istante, Saviano può difendersi pubblicamente dalle accuse che i suoi detrattori e avversari continuano a muovergli dalle tribune dei giornali o dalla televisione,  senza bisogno di attendere il lasciapassare di questi ultimi per farlo.

Nel suo essere sovranazionale e avulso da qualunque spazio di controllo politico, Facebook garantisce a Saviano uno spazio di espressione totalmente dipendente dalla sua capacità di coltivare un rapporto di fiducia con il suo pubblico.

A differenza di quanto accade in televisione o nei media, la visibilità di Saviano su Facebook non dipende dalla benevolenza del direttore o del giornalista di turno, dalla par condicio,  o dal potere politico ed economico dei suoi detrattori e nemici giurati.

Se Facebook sia una garanzia del fatto che Saviano resterà nel tempo troppo visibile, troppo poco isolato per poter essere colpito da chi gli ha giurato morte, non lo possiamo sapere. Di certo, quello che a tutti gli effetti si configura come una piattaforma meramente commerciale ha consentito la persistenza nelle nostre vite del contributo di una delle menti più evolute che il panorama giornalistico-letterario italiano abbia prodotto nella storia repubblicana.

Senza Facebook, probabilmente crederemmo che la vita di un uomo sotto scorta non sia poi tanto diversa da quella che conduceva prima di svanire dietro a una tastiera di computer.

Quanto di tutto questo affetto, riconoscimento, stima, interesse, e del pari l’odio, sospetto e livore dei suoi detrattori e nemici possa giungere dall’altro capo dello schermo, implacabilmente soggetto alle limitazioni e all’effimero della parola digitale, là dove l’uomo si spoglia del suo essere giornalista o profeta e rimane solo con i suoi fantasmi, non ci è dato condividerlo.

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