Villa Visconti di Saliceto di Cadeo (Piacenza) è una villa rinascimentale di inestimabile valore storico e culturale, che sta lentamente degradandosi, in una lenta agonia cominciata nel 1982, anno della partenza dell’ultima famiglia.

Una tesi di una studentessa di architettura, Felicita Forte, ne ha ricostruito la storia e svelato alcuni misteri, in attesa che qualche magnate di buona volontà si faccia carico del suo restauro. (Materiale tratto da “Felicita Forte, Progetto di restauro e ipotesi di riuso di villa Casati a Tornora, Cadeo (Piacenza), Istituto Universitario di Architettura di Venezia, Venezia, 1997”). (vuoi sostenere Villa Visconti? Clicca “mi piace” sulla pagina Facebook dedicata)

Villa Visconti, dicembre 2012.
Villa Visconti, dicembre 2012.
Villa Visconti-Casati, a Tornora, Saliceto di Cadeo (2013)
Villa Visconti, a Tornora, Saliceto di Cadeo (2013)
Villa Visconti-Casati, a Tornora, Saliceto di Cadeo (2013)
Villa Visconti com’è oggi (2013)
Villa Visconti-Casati, a Tornora, Saliceto di Cadeo (2013)
Villa Visconti a Tornora, Saliceto di Cadeo (2013)

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Il loggiato di Villa Visconti-Casati, a Tornora, Saliceto di Cadeo (2013)
Il loggiato di Villa Visconti, a Tornora, Saliceto di Cadeo (2013)
Villa Visconti-Casati, a Tornora, Saliceto di Cadeo (2013)
In visita a Villa Visconti, Saliceto di Cadeo (2013)

A pochi chilometri da Saliceto di Cadeo (Piacenza), verso Chiavenna Landi, in località Tornora, esiste una villa rinascimentale dimenticata e nascosta da una fitta vegetazione nel pieno della campagna assolata e fiorente. Il suo nome si perde nella notte dei tempi: il volgo la ricorda come Castello/Palazzo di Tornora, dal nome della località – Tornora – in cui è stata costruita in un periodo antecedente al 1550 da uno sconosciuto architetto; gli studiosi si dividono tra il tra il nome di Villa Visconti, derivato dalla grande casata milanese, infeudata di Saliceto di Cadeo nel Quattrocento, e quello di Villa Casati, dal nome di una famiglia nobiliare di antiche fortune del piacentino, i Casati-Rollieri, che la abitò per più di trecento anni. Per comodità, la chiameremo in questo articolo Villa Visconti.

Il loggiato centrale, l’archivolto d’ingresso dal quale si accede alla corte interna un tempo pavimentata, l’aura di armonia e mistero che la circondano sono le caratteristiche che rimangono impresse nella memoria di chiunque veda Villa Visconti a Saliceto di Cadeo. Le foto, scattate nell’ultimo anno a testimonianza del degrado vergognoso a cui la villa è sottoposta, possono solo rendere un’idea della suggestione evocata da questo luogo. Il periodo (presunto) di costruzione è quello rinascimentale, dove l’architettura era alla ricerca di una nuova armonia tra uomo e natura.

A Saliceto di Cadeo, in mezzo alla campagna piatta e assolata della Bassa Padana, il doppio loggiato della villa Visconti compare improvvisamente dalla terra, e segmenta lo spazio circostante in un susseguirsi di archi che danno ritmo al paesaggio. A pochi chilometri di distanza si trova quel che rimane della via Francigena, nel suo tratto che attraversa il territorio piacentino: non è escluso che Villa Visconti fosse, in passato, un punto di ristoro e di passaggio di innumerevoli pellegrini senza volto.

Nel libro “La villa italiana del Rinascimento”, lo storico Howard Burns ricorda come la casa di campagna delle famiglie patrizie del periodo rinascimentale sia ispirata al modello tardoantico, ma sia anche espressione di una nuova esigenza. Anche nel caso di Villa Visconti di Saliceto di Cadeo, si può dire, con le parole di Burns, che “La sua tipologia edilizia esprime un nuovo rapporto fra città e campagna: in regioni in cui il potere e l’amministrazione delle ricchezze si concentravano essenzialmente nelle città, tramite le ville la campagna divenne non semplicemente un luogo da sfruttare, ma anche un luogo piacevole, da godere. Là dove corti e capitali trascinarono in città i nobili di stanza nel territorio, le ville offrivano un modo per mantenere i contatti con la campagna, ed erano meno costose ed opprimenti (sia per i proprietari sia per i vicini) di quanto non fossero stati i castelli o le case di potere dei tempi andati”.

Gli studi di Howard Burns ci sono utili anche per comprendere la forma particolare di Villa Visconti di Saliceto di Cadeo – con quel portico e quel loggiato dallo stile ricercato, così diverso dalle abitazioni di campagna classiche: “La villa di campagna offriva all’architetto maggiori possibilità di una casa di città, poiché la campagna offriva più libertà nella scelta del sito e del progetto. Le ville sono state fra i principali biglietti da visita dei loro progettisti”.

La villa Visconti di Saliceto di Cadeo potrebbe essere stata ideata da un architetto della scuola fiorentina: “Giuliano da Sangallo e Lorenzo de’ Medici – ricorda Howard Burns – furono i veri fondatori della nuova architettura di villa del XVI secolo (il secolo delle prime informazioni sulla villa di Tornora diventano più numerose). Essi avevano introdotto tre schemi principali, basati sui principi della simmetria, della gerarchia delle forme in rapporto alla funzione, sulla presenza di una loggia in facciata e la creazione di un unico piano residenziale, rialzato al di sopra di uno di servizio”. Uno schema che si ripete nella villa di Saliceto di Cadeo, dove la destinazione ad uso agricolo dell’edificio è solo intuibile, e il nucleo centrale padronale ricorda più una quinta teatrale, un loggiato sulla piazza principale della città, un’espressione di grazia e raffinatezza davvero insolita per una località di campagna.

Un avviso eloquente.
Un avviso eloquente.

Le notizie su Villa Visconti di Saliceto di Cadeo sono poche e frammentarie. Fino a pochi anni fa, solo la storica piacentina Carmen Artocchini aveva indagato sulla villa, trovando negli Estimi Farnesiani un riferimento a “Palazzo Visconti” di Tornora che a tutt’ora è l’unico indizio su una possibile costruzione della villa negli anni precedenti al 1500. I Visconti di Milano, infatti, erano infeudati della località di Saliceto di Cadeo fin dal 1477. La dicitura degli “Estimi farnesiani” è anche l’unica che accomuna la villa al nome della grande casata milanese dei Visconti, e non è confermata da nessun’altra fonte.

Felicita Forte, una brillante ex studentessa di Architettura, ora affermato architetto in quel di Piacenza, è stata l’unica persona a indagare approfonditamente la storia della villa di Saliceto di Cadeo, tra i documenti dell’Archivio di Stato di Piacenza (Fondo Casati Rollieri, Estimi Farnesiani e il Catasto del 1821).

La prima data certa di una “casa della possessione”, una casa padronale, a Tornora è il 1531, data del testamento di Gabriele Agani Grandini . Dopo di lui, la “casa della possessione” passerà in mano agli eredi, fino ad arrivare nelle mani della famiglia Casati di Piacenza.

Ma è del 1550 il primo riferimento a una “casa con portico”, il primo (presunto) nucleo della futura villa Visconti ( “Fondo Casati Rollieri – “Scritture attinenti alli Beni di Saliceto e Tornora” dell’Archivio di Stato di Piacenza, C25).  Ad avvalorare l’ipotesi, il fatto che non vi siano altre case con portico antiche nei dintorni di Villa Visconti.

Un nuovo riferimento alla villa appare nel documento del 1558, “Quinternetto dil Comune di Tornora episcopato piacentino”, un censimento degli abitanti e beni del luogo. Nel censimento, si nominano il mulino a due ruote, tuttora esistente a Sud di Villa Visconti, la “giesa [chiesa] di Tornora” e una “casa con portico e fienile”. Ma solo dal 1620 la famiglia Casati comincerà a risiedervi stabilmente, con l’erede Cesare Casati.

Villa Visconti-Casati, a Tornora, Saliceto di Cadeo in un'immagine degli anni '60.
Villa Visconti, a Tornora, Saliceto di Cadeo in un’immagine degli anni ’60.

Villa Visconti in un'immagine d'epocaNel 1577 i Casati entrano in possesso di Tornora, quando il marchese Orazio Casati sposa Camilla Rollieri, che aveva ricevuto i beni presenti a Tornora in eredità dal suo primo marito, morto a 20 anni, Geronimo Agani Grandini. Camilla Rollieri si sposerà in seconde nozze, quindi, con Orazio Casati. Il figlio di Camilla e Orazio, Pier Antonio, unirà il cognome materno a quello paterno, dando così origine alla linea genealogica Casati-Rollieri. Sarà questa la famiglia che governerà Tornora – e l’annessa Villa Visconti – fino ai primi anni del Novecento.

 Nel 1573 viene descritta la dote di Camilla Rollieri Grandini: “una possessione di pertiche 650 a Tornora, con casamento di patron massari e bracianti et utensigli per uso della possessione”. Nuovi riferimenti alla casa “da Padrone e da massaro” emergono nel 1576 e nel 1595, mentre nel 1604 si fornisce una prima misura dei beni dei Casati Rollieri a Tornora: “li campi cultivi detti dalla Chiavenna […] più sittu castelli, horto, giardino, prati filagni, campi arborati, dove sono posti sopra li casamenti a patrono, a massaro, cassina, stalla, casa da brazante e altri adiacenti”.

Inizialmente, annota Felicita Forte, la villa di Saliceto di Cadeo serviva da abitazione per il padrone che curava i possedimenti agricoli, mentre Camilla Rollieri Casati abitava a Piacenza.

Nel 1642, Cesare Casati riceve dalla Parrocchia di Saliceto l’oratorio sconsacrato di Tornora. È probabile, annota Felicita Forte, che nei secoli precedenti dovesse esistere una parrocchia a Tornora (è del 1516 la citazione della chiesa di San Pietro di Tornora), e che questa, caduta in disuso all’inizio del 1600, fu poi annessa alle proprietà dei Casati,  Tra le ipotesi in attesa di conferma, quella che la Chiesa di Tornora fosse dievenuta oratorio privato, all’interno della villa.

Nel 1664, nell’inventario dei beni di Cesare Casati, si può leggere la prima lista delle stanze della villa di Tornora: “il tinello (con credenza e panche); la cucina; la “camera di sotto, tra la cantina e l’andito” (probabilmente la camera da letto padronale, visto che conteneva “una lettiera, una pettiniera di raso e uno specchio grande per la signora Marchesa”); la sala di sotto, con “tavoliere per giocare con sue pedine”; due camere vicine; una “camera non ammobiliata, dove si fa legnaia”; le botti, dove si trovavano le botti per il vino ma anche i bacini per il bucato e per lavarsi; la “corte ove è il poggio” (il cortile loggiato); “il torchio” (con i tini, il “navarolo per pestar l’uva”); la stalla; una camera contigua e una sopra alla stalla; la “camera di sopra che guarda verso l’orto”; il “vicino solaro”, i “solari sopra li camerini”. L’ultimo documento del Fondo Casati Rollieri relativo a Tornora risale al 1668-1770, ed è un documento di pagamento e un contratto di locazione.

Un'immagine laterale di Villa-Visconti-Casati.
Un’immagine laterale di Villa-Visconti.

Nel 1821, nel Catasto, il marchese Girolamo Casati risulta essere possessore della villa, di un oratorio privato (localizzato nell’angolo sud-ovest della villa); il giardino a Sud, un orto (a Est della villa); una ghiacciaia (a Est del giardino); una “peschiera”; la casa rustica con portico a corte davanti alla villa; un campo, dietro alla villa, “culto vitato”, cioè con filari a vite. Ma gli anni d’oro delle ville padronali di campagna sono finiti, e la villa di Saliceto di Cadeo sta diventando per la famiglia Casati un bene troppo grande e troppo ingombrante per poterne ricavare una ricchezza sufficiente.

Nel 1923, la villa viene venduta dal marchese Giovanni Casati a Paolo Rebecchi. Quest’ultimo, morto nel 1954, la tramanda in eredità alla figlia Laura Rebecchi che la abiterà con la sua famiglia fino al 1982. Da quell’anno, Villa Visconti è disabitata, e perde – in seguito a fenomeni naturali, incuria e atti di vandalismo – alcune delle sue “ricchezze”: le mensole in marmo del camino, le ante di armadio dipinte di epoca settecentesca.

Tra le ville simili a quella di Tornora di Saliceto di Cadeo, per la particolare forma a U della corte interna, Felicita Forte cita Villa Marazzani Visconti a Case del riglio, Villa Palastrelli a Celleri, Villa Cavazzi della Somaglia a San Pietro in Cerro, Villa Pistoni a Muradolo, Palazzo Torti a Lusurasco e Villa Roncovieri Scotti a Vallera. Anche in queste ville la corte interna aveva sia un effetto “scenografico”, sia quello, più funzionale, di aia.

La tesi di Felicita Forte contiene un progetto realistico e concretamente realizzabile di restauro e riuso di Villa Visconti di Saliceto di Cadeo. Nella villa, estesa per una superficie interna di 820 metri quadrati, potrebbe essere realizzato un ristorante, collegato al giardino alberato retrostante, e un esercizio sulla falsariga dei “caffè concerto”, con uno spazio per la musica dal vivo.

Ma la storia secolare di Villa Visconti di Saliceto di Cadeo potrebbe finire presto, molto prima di quanto possiamo prevedere. La vegetazione invasiva nasconde per buona parte dell’anno la villa agli occhi dei rari passanti di queste terre. Le infiltrazioni d’acqua attraverso i tetti non riparati, la furia del vento e delle intemperie, l’assenza di opere di manutenzione da parte degli attuali proprietari stanno portando questo bene storico (tutelato dalla Soprintendenza dei Beni Culturali dal 2007) a sprofondare letteralmente nella nuda terra dei campi.

Se i contorni della storia di Villa Visconti di Tornora di Saliceto di Cadeo sono ora più definiti – per un periodo approssimativo che va dal 1550 ai giorni nostri – molte domande rimangono ancora inevase: chi è stato l’architetto che ha costruito la villa? I Visconti ne hanno mai avuto il possesso? Come è cambiato il suo utilizzo nel corso dei secoli? Quali altre ville possono essere prese di riferimento? Quante persone hanno vissuto, nel corso dei secoli, tra queste antiche mura? Quali sono i progetti degli attuali proprietari per conservare la villa? Domande a cui speriamo di rispondere presto.

(Jacopo Franchi)

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Per saperne di più:

Quella villa del rinascimento che sprofonda nei campi su umanesimodigitale.wordpress.com

Cadeo: Il Castello di Tornora.. quando c’era su valdarda.wordpress.com

Castello di Tornora – Villa Visconti su altavaltrebbia.net