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Linee guida europee per la tutela dei minori online: il mio contributo alla consultazione

Un’iniziativa importante, che avrà conseguenze significative sul modo in cui bambini e, soprattutto, gli adolescenti utilizzeranno gli strumenti digitali in futuro, passata in secondo piano di fronte ad altre molto meno rilevanti. Si tratta della consultazione pubblica sulle nuove linee guida per la privacy, la sicurezza e la protezione dei minori in Rete, avviata dalla Commissione Europea a maggio di quest’anno e in procinto di concludersi il prossimo 10 giugno senza aver, fin qui, suscitato dibattiti degni di nota. Eppure, sono tante le persone e le organizzazioni che avrebbero potuto essere chiamate in causa.

La consultazione sulle nuove linee guida per i minori online, tempi e ostacoli alla partecipazione

Verifica dell’identità dei minori, modalità di registrazione alle piattaforme digitali, design ingannevole e dark pattern, sistemi di raccomandazione algoritmici, strumenti di segnalazione e moderazione dei contenuti a rischio, pratiche commerciali scorrette, trasparenza dei termini di servizio: sono questi i temi al centro delle linee guida e su cui da anni dibattono genitori, insegnanti, educatori, ricercatori, giornalisti e chiunque abbia a cuore il futuro dei più giovani e la loro relazione ambigua e tormentata con la Rete. Ben pochi adulti, tuttavia, si sono dimostrati interessati a dare il proprio contributo, almeno nel nostro Paese.

Chiariamoci: la lunghezza delle linee guida, la complessità del questionario e la scarsa visibilità che la consultazione ha ricevuto sui media generalisti (per non parlare dei social stessi) hanno sicuramente contribuito a far passare questa iniziativa in secondo piano. Non aiuta neppure il fatto che linee guida e questionario siano disponibili solo in lingua inglese. Resta, in ogni caso, la sensazione che si sarebbe potuto fare di più per rendere un’occasione come questa un momento fondamentale di dibattito in merito al futuro digitale, e non solo, delle nuove generazioni d’Europa. Per questo motivo ho deciso di dare il mio contributo, basandomi sulle mie conoscenze ed esperienze di social media manager e studioso delle nuove tecnologie.

Tutto questo non toglie nulla all’importanza delle linee guida e ai possibili impatti che esse avranno da qui ai prossimi anni sul modo in cui i bambini e, soprattutto, gli adolescenti utilizzeranno la Rete. Pur non vincolanti, dovranno essere tenute in considerazione da tutti i fornitori di servizi digitali (escluse le micro e piccole imprese) come stabilito dall’articolo 28 del regolamento europeo sui servizi digitali DSA (Digital Services Act (DSA). L’obiettivo è quello di assicurare che i più giovani possano accedere alla Rete attraverso modalità e strumenti rispettosi della loro privacy e sicurezza, sia fisica che virtuale, e che i diritti fondamentali stabiliti dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza siano rispettati ogni volta che navigheranno online, incluso il diritto alla libertà di espressione ed educazione.

I sistemi di verifica dell’identità dei minori e quell’assurda “dimenticanza” delle famiglie

La possibilità di assicurare questo elevato livello di tutela passa, come si legge nel documento, dalla capacità dei fornitori di servizi digitali di poter distinguere esattamente gli utenti minorenni da tutti gli altri. Un risultato niente affatto scontato, da raggiungere attraverso strumenti di autodichiarazione, di stima dell’età o di verifica dell’identità tramite servizi di terze parti, pubblici o privati. La scelta su quale strumento utilizzare sarà demandata ai fornitori dei servizi stessi in base al livello di rischio che le loro app, i loro social media, siti di ecommerce o chatbot basati su AI rappresenteranno nei confronti dei minorenni. In caso di mancata identificazione ecco che tutte le misure previste dalle linee guida potrebbero venire meno, nell’impossibilità di applicare al minore le limitazioni e tutele previste per la sua età.

Appare evidente, quindi, come l’intera promessa di costruire un ambiente digitale sicuro per i più giovani dipenderà dal verificarsi di una condizione che nessuno, finora, è mai riuscito a garantire, e che difficilmente i fornitori dei servizi online riusciranno a ottenere in breve tempo. Manca del tutto, dalle linee guida, il coinvolgimento dei genitori nel processo di verifica dell’età: un coinvolgimento che se da un lato rischierebbe di ridurre le possibilità di scelta dei minori tra un servizio e l’altro, nondimeno potrebbe responsabilizzare le famiglie sui rischi dell’utilizzo di determinati servizi digitali rispetto ad altri. Su questo punto, in particolare, ho condiviso il mio primo commento alla consultazione, perché credo che la scelta di quali social media, chatbot, motori di ricerca utilizzare sia una decisione che i minori dovrebbero prendere con il supporto e l’autorizzazione dei loro genitori o, quantomeno, con la loro consapevolezza. Nessun adulto dovrebbe più dire io non potevo sapere“.

Al centro della mia proposta l’invito a ripensare il rapporto tra minori e digitale, in chiave educativa

Tutti, quindi, possono partecipare ed esprimere la propria opinione – pubblica o anonima, dettagliata o ridotta all’essenziale – sulle nuove linee guida che entreranno in vigore non prima della fine dell’estate 2025. Pochi, tuttavia, hanno deciso di mettersi all’opera per avanzare proposte, richieste, suggerimenti e soluzioni complementari o alternative a quelle definite “dall’alto” dalla Commissione Europea. Probabilmente per mancata conoscenza di questa opportunità, ma è inevitabile pensare che per molti sia meglio continuare a lamentarsi che la scuola non faccia abbastanza per educare gli studenti all’uso degli strumenti digitali, anziché provare a cercare un punto d’incontro tra la necessità di definire regole più stringenti e le enormi opportunità che la Rete potrebbe offrire ai più giovani, se usata consapevolmente.

Su questo punto ho deciso di concentrare la parte più ampia del mio contributo alla Consultazione pubblica, mettendo nero su bianco la mia proposta di creare un’intera sezione delle linee guida interamente dedicata all’educazione, formazione e socialità dei minori attraverso l’uso della Rete, secondo un approccio “learning by doing“. Quello che ho proposto, in estrema sintesi, è obbligare i fornitori di servizi digitali a sviluppare sistemi di raccomandazione in grado di suggerire ai minori contenuti selezionati non solo sulla base della loro viralità e popolarità, ma in quanto utili al loro percorso di apprendimento e maturazione personale. Contenuti provenienti da scuole, divulgatori professionisti, esperti e istituzioni culturali nell’ambito delle materie STEM, della letteratura, dell’arte, indirizzati verso gli utenti più giovani a prescindere dall’effettivo interesse riscontrato in termini di “like”.

Linee guida di questo tipo non possono, a mio giudizio, limitarsi a introdurre limiti nell’utilizzo del digitale da parte dei più giovani senza fornire loro nessuna compensazione, nessun servizio aggiuntivo rispetto a quelli riservati agli adulti. I social media per minorenni (ovviamente di età superiore a quella minima prevista dalla Legge) non possono limitarsi a “ingabbiare” questi ultimi all’interno di profili chiusi, reti di contatti limitati ai familiari o agli amici e compagni di scuola. Devono, al contrario, sviluppare delle modalità alternative (newsfeed dedicati, notifiche mirate, algoritmi selezionabili a piacere) per mostrare ai più giovani contenuti di qualità, provenienti da fonti autorevoli, selezionati di concerto con esperti e responsabili dell’educazione dei più giovani, in maniera continuativa ed efficace. Inoltre, devono mettere i più giovani nella condizione di entrare in contatto con coetanei di altri Paesi, altre culture e società, tutelandoli al contempo da manipolazioni o account di adulti mascherati da teenager.

Contro le logiche perverse di algoritmi e notifiche irrilevanti, per un digitale su misura dei minori

L’obiettivo di queste linee guida dovrebbe essere quello di provare a uscire dalla logica perversa di algoritmi, contenuti virali, design ingannevole e notifiche ripetitive e irrilevanti, per trasformare le piattaforme digitali in strumenti complementari alla scuola, alla famiglia, alle associazioni di volontariato, ai club sportivi e ad altre occasioni di socialità tradizionali e offline, contribuendo alla crescita intellettuale dei bambini e adolescenti. Anziché limitarsi a proteggerli dai pericoli della Rete, dovrebbero mettere la basi per costruire ambienti digitali su misura per le loro esigenze e per i loro bisogni di conoscere, di esprimersi, di fare amicizia. Anziché depotenziare i loro account, rendendoli meno performanti di quelli per adulti, dare loro possibilità e capacità aggiuntive con la garanzia di assisterli e intervenire prontamente in caso di bisogno: nella mia proposta, non a caso, chiedo che tutti i fornitori di servizi digitali siano obbligati a rispondere entro tempi certi alle segnalazioni proveniente dai minori. Altrimenti, anche le protezioni più avanzate potranno risultare vane di fronte a un pericolo immediato.

Queste norme rappresentano, in ogni caso, un significativo passo avanti, e per questo sarebbe così importante che un numero rilevante di persone potesse partecipare alla loro definizione, al fine di trasformare gli strumenti digitali in qualcosa in grado di migliorare in maniera significativa le condizioni di vita e le possibilità dei più giovani, anziché esporli a un quantitativo indiscriminato di contenuti scelti per loro da un algoritmo pensato per aumentare a dismisura il loro tempo passato davanti allo schermo. Da troppo tempo il futuro tecnologico delle nuove generazioni è affidato nelle mani di altri: siano essi algoritmi o poche decine di lobbysti, esperti, legislatori, lontani anni luce dalla quotidianità di genitori e insegnanti alle prese con adolescenti immersi nei loro mondi virtuali. La prima opportunità per provare a cambiare davvero le cose è questa. La prossima, chissà quando arriverà.

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Autore

Jacopo Franchi

Mi chiamo Jacopo Franchi, sono nato nel 1987, vivo a Milano, lavoro come social media manager, sono autore del sito che state visitando in questo momento e di tre libri sui social media, la moderazione di contenuti online e gli oggetti digitali.

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