Il libro di carta è sopravvissuto alla prima fase della rivoluzione digitale, e riconquista le quote di mercato temporaneamente occupate dagli ebook. I quali, tuttavia, hanno dato origine a una nuova industria editoriale in piena espansione: quella del selfpublishing.

Da un lato c’è Apple, e lo smartphone del decennale di iPhone – iPhone X – il cui prezzo di vendita parte da più di 1.100 dollari. Dall’altro lato c’è Amazon, che celebra i dieci anni del suo ereader Kindle mettendo in vendita la versione basic a 50 dollari, un ottavo del prezzo con cui il lettore di ebook era stato lanciato sul mercato nel novembre 2007. Due aziende di successo, due prodotti diversi che a loro modo hanno annunciato il tramonto di un’epoca. Salvo poi andare incontro a destini diametralmente opposti.

L’ereader, dei due, è quello che se l’è cavata peggio. Al punto che sembra ormai scontato il sorpasso degli smartphone, anche per quel che riguarda la lettura degli ebook. Annunciati come la più grande innovazione dell’editoria mondiale negli ultimi secoli, gli ereader non sono mai riusciti a diventare un oggetto di massa, a causa del loro tutt’ora elevato prezzo di acquisto (ammortizzabile solo per i cosiddetti lettori “medio-forti”, quelli che leggono un libro ogni due mesi) e di una diffusione degli ebook che non è riuscita, in questi anni, a superare il valore di mercato e il numero di copie vendute dei libri di carta, salvo rare eccezioni.

 

I libri di carta: riscossa, o canto del cigno?

Tutti i principali indicatori sono concordi nell’affermare come negli ultimi tre anni il mercato dei libri in versione digitale sia entrato in una prima fase, significativa, di riflusso. Nel 2016 le vendite di ebook nel Regno Unito sono crollate del 17% rispetto all’anno precedente, e del 18,7% nei primi nove mesi dell’anno negli Stati Uniti, a fronte di una crescita del 7% delle pubblicazioni cartacee. Il valore totale delle vendite di ebook negli Stati Uniti ha superato di poco gli 1,1 miliardi di dollari nel 2016, in calo del 30% rispetto al picco raggiunto nel 2014.

In Italia, secondo l’AIE nel 2016 il fatturato degli ebook ha raggiunto a malapena i 63 milioni di euro, vale a dire il 5,2% del valore totale del mercato del libro italiano, con una lieve crescita dell’1,2% sul 2015 per un totale di 4,2 milioni di lettori, di cui solo l’1% tuttavia dichiara di leggere esclusivamente romanzi o saggi in formato digitale.

Il ritorno al segno “più” dei libri di carta, tuttavia, dipende in misura significativa dall’emergere di nuovi fenomeni commerciali che hanno poco o nulla a che fare con la narrativa dei premi Nobel, come il successo inatteso dei libri colorati per adulti o quello ben più duraturo dei libri per bambini.

Come sottolineato di recente da Gino Roncaglia in un articolo per Il Libraio, “il rischio è di costruire […] un mercato cartaceo che sceglie di proporsi come qualitativamente superiore e più esclusivo [rispetto al libro digitale, ndr], ma nel farlo resta incapace di assorbire la lezione di innovazione e flessibilità che viene dal digitale, illudendosi di aver ‘fermato’ l’avanzata del digitale e di aver raggiunto un equilibrio di lungo periodo, rinchiudendosi di fatto in una bolla artificiale fatta di sicurezze tutt’altro che ben fondate”.

 

Non è solo una questione di tecnologia

In un mercato statico come quello librario, la crescita del numero di lettori non dipende unicamente dalla disponibilità di un numero crescente di libri a basso costo, come gli ebook, ma da fattori spesso al di fuori del raggio d’azione della tecnologia, come l’abitudine alla lettura, l’alfabetizzazione della popolazione, la presenza di biblioteche, librerie e attività di stimolo alla lettura sul territorio.

È quindi evidente come la sola innovazione tecnologica e l’abbassamento dei prezzi (un ebook, in media, costa circa un terzo di un libro cartaceo) non siano sufficienti a determinare il successo del formato digitale rispetto alla carta.

Il libro tradizionale resta tutt’ora un prodotto complesso, stratificato, il cui contenuto rappresenta solo una parte del valore per il quale il lettore è disposto a pagare.  Non serve qui ricordare il valore artistico che può assumere una copertina, o il ruolo che il libro assume in un contesto domestico o pubblico come simbolo di prestigio e di appartenenza a una classe sociale, per non parlare del valore che il libro di carta ha assunto in tempi più recenti come strumento di “disintossicazione” rispetto all’ininterrotto lavoro digitale. Già nel 2013 una ricerca di Voxburner evidenziava come il 62% dei lettori dai 16 ai 24 anni preferissero il libro di carta all’ebook: in quanto strumento di evasione, il libro rappresenta tutt’ora per i più giovani un pretesto per estraniarsi dal flusso ininterrotto di notifiche e aggiornamenti di status dei social media.

Avere a disposizione migliaia di libri in formato ebook non è la stessa cosa che poter disporre di migliaia di canzoni in formato mp3: Amazon, in questo senso, è riuscita solo in parte a replicare il successo di Apple per quanto riguarda l’industria musicale. L’ereader non ha preso il posto delle librerie di Ikea, l’ebook non è diventato la natura evoluzione dei libri di carta, e non vi è nessun dato che lasci presagire nel breve periodo la fine dell’editoria tradizionale così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.

 

Il selfpublishing e la nascita di una nuova industria editoriale

In questo contesto, sfugge alla maggior parte delle statistiche di settore l’emergere di un fenomeno affatto nuovo nella cinquecentenaria storia della stampa: il selfpublishing, o autopubblicazione di autori esordienti o già noti al grande pubblico.

Fino a pochi anni fa considerato come un fenomeno di nicchia, ultima spiaggia per scrittori esordienti rifiutati dall’industria editoriale, l’autopubblicazione è diventata grazie agli ebook uno dei settori più promettenti del mercato dell’editoria mondiale, con un valore stimato da Fortune in oltre un miliardo di dollari. Cifra difficile da quantificare esattamente, a causa della scarsa trasparenza di piattaforme come Amazon (dalla quale probabilmente transita l’85% dei titoli autopubblicati in lingua inglese a livello mondiale) e alla scarsità di ricerche approfondite in quest’ambito.

Il selfpublishing non si riduce, tuttavia, alla disintermediazione pura e semplice degli editori tradizionali. Sia perché gli stessi editori hanno provato, a più riprese, a cavalcare l’onda del selfpublishing attraverso la creazione di piattaforme proprietarie di autopubblicazione per autori esordienti. Sia perché si assiste ormai in ogni Paese alla nascita di nuovi intermediari editoriali, che affiancano l’autore che intende autopubblicarsi tramite una serie di servizi a valore aggiunto e, quasi sempre, a pagamento.

Dall’editing, alla traduzione, alla distribuzione, alla stampa e promozione online e offline del libro, alla semplice commissione trattenuta dall’editore sul numero di ebook effettivamente venduti dall’autore, stiamo assistendo in tutto il mondo alla nascita di nuove imprese editoriali in grado di monetizzare non solo sulla vendita degli ebook, ma anche sul desiderio latente di quanti sognano di pubblicare il proprio “romanzo nel cassetto”, nel momento in cui i costi per l’editore di realizzazione, distribuzione, stoccaggio e smaltimento diventano quasi nulli grazie al formato digitale. Non è un caso, infatti, che il self publishing rappresenti da solo oltre la metà del pur esiguo numero di ebook pubblicati nel nostro Paese.

Da notare, inoltre, come le classifiche degli ebook più venduti siano spesso dominate da generi, come il romanzo giallo o il rosa, da sempre confinati ai margini dalle case editrici di maggior prestigio, come Einaudi o Mondadori. Al riparo dietro allo schermo del proprio ereader, o nell’anonimato assicurato dallo smartphone, gli eredi dei lettori di Harmony non provano più alcun timore reverenziale nel portare con sé in treno, al mare o in un caffè un romanzo forse privo di qualunque rilevanza letteraria, ma non per questo meno appassionante di una serie tv o un reality show.

L’ebook, in quest’ottica, viene percepito da un numero crescente di lettori (forti o deboli, non ha importanza) non tanto come una versione “digitale” o tecnicamente evoluta del libro cartaceo, quanto come lo strumento di espressione di un nuovo genere di autori: indipendenti, sperimentali, anarchici, o semplicemente impubblicabili secondo i canoni dell’editoria tradizionale, ma non per questo privi di un loro mercato e interpreti di un bisogno di evasione e intrattenimento che l’editoria tradizionale non sembra avere interesse, o non sembra in grado di soddisfare.