Chiuse le due discoteche, chiuso un cinema e l’altro aperto col contagocce, chiusi i circoli Arci, i locali brillanti, i luoghi alternativi. Il centro storico gentrificato a poco a poco, le banche che hanno preso il sopravvento sul numero dei bar aperti la sera. Tapparelle abbassate, ovunque, quando il Sole comincia a declinare. In venticinque anni che sono nato a Fiorenzuola ho visto questa cittadina spegnersi a poco a poco.

In tutto questo, nel 2012 stavano riuscendo (gli amministratori locali, la crisi economica, l’invecchiamento della popolazione, l’uccello del malaugurio…) a uccidere l’ultima festa genuina che si ricordasse in città. La Zobia di Fiorenzuola: quel carnevale “per poveri” fatto di carri decorati trainati da trattori, parole grosse dette con la leggerezza del dialetto, giovani pagliacci e un gran sollievo di essere usciti ancora una volta dall’inverno. L’anno scorso, solo qualche malinconica maschera era venuta ad annunciare la “morte della Zobia”. Poi, è arrivata una pagina Facebook.

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Non voglio perdermi in nomi, celebrazioni o retorica da secolo scorso. Mi piacciono i numeri: 1.420 like in gennaio, più di 2.136 persone coinvolte nella discussione. Oggi pomeriggio, sotto il gelido Sole di febbraio, cinque carri a sfilare tra due ali di folla lungo la stretta cornice del centro storico, accompagnati da un corteo interminabile di maschere e personaggi minori. La gente in festa, allegra, rilassata.

Niente a che vedere con la tristezza che si respirava un anno fa, senza carri, senza le solite battute in dialetto sparate al megafono. Un po’ come il teatro Ariston quando non ci sarà più il Festival.

 

Zobia, 10 febbraio 2013

Non farò nomi, anche perché non posso dire di conoscerli tutti. Mi limito a constatare che dietro alla pagina Facebook della Zobia c’è un professionista non dichiarato. Perché quello che ha fatto è un lavoro vero e proprio, che non tutti hanno la pazienza e l’abilità di realizzare. E, cosa tristemente comune, l’ha fatto gratis. Cosa ci vuole, infatti, a postare due o tre foto? Niente. Ma è quando quei semplici gesti riescono a calamitare l’attenzione e far ritornare l’entusiasmo a un’intera comunità… è lì che il genio prende vita.

L’amministratore (o gli amministratori) della pagina in questione sono dei veri social media editor, anche se non lo sanno. Hanno messo in pratica, con costanza, tutte le tecniche previste in questi casi: ridondanza dell’informazione principale (incontri, date, appuntamenti costantemente aggiornati), uso intelligente del materiale visivo (gli album di foto delle edizioni passate sono stati scelti dal pubblico, sono stati invogliati gli utenti a inviare le loro foto e commentarle/condividerle), interazione con gli utenti (chi faceva domande riceveva risposte, cosa che su Facebook non è scontato), ripresa del materiale pubblicitario e degli articoli sui giornali (anche quelli di carta), senso di partecipazione condivisa al progetto (dal voto per scegliere l’immagine di copertina alla “sorpresa” promessa quando si sarebbero raggiunti i 1.500 like).

Se il lavoro vero e proprio è stato svolto da una o poche persone, il risultato finale è il successo di un’intera comunità.

In un articolo pubblicato sul Corriere Padano si dice che la pagina dovrebbe restare attiva per i prossimi anni. Non un revival improvvisato, dunque, ma un luogo virtuale di aggregazione e di trasmissione di conoscenze e ruoli organizzativi.

Se io fossi un amministratore “eletto dal popolo” di questa città, prenderei subito contatto con gli amministratori “virtuali” della pagina. Per affidargli un contratto? Non esageriamo, sono giovani: in questa Italia non potranno mai aspirare a così tanto. In nome del patto di stabilità, un giorno ci diranno di andare a riempire di ghiaia le buche della strada con le nostre mani.

Però, almeno un “grazie“, da parte di tutta la comunità, quello sì…

Jacopo Franchi

zobiadepliantFoto di copertina: (cc) mbeo/flickr; foto nel testo: Piazza Caduti, 10 Febbraio 2013, di ©JF.