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Umanesimo Digitale

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Beni culturali

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La Chiesa di Sant’Andrea in Castelletto (Piacenza), foto di Luigi Franchi

Una parrocchia verniciata di bianco che mi accoglie all’ingresso del paese dei padri, dalla parte della montagna.

Un oratorio abbandonato dai fedeli dopo la costruzione dell’enorme diga che tutt’ora minaccia le sue quattro mura.

Un’abbazia millenaria di cui si conosce la storia solo grazie al lavoro generoso di qualche erudito appassionato.

Una chiesa diroccata dove la messa annuale è un sacrificio votivo al tempo che rende vani gli sforzi edificanti degli uomini.

Un eremo su un colle a pochi chilometri dall’asilo, dove ho mosso i primi passi nel mondo. E, lì vicino, un cimitero abbandonato nel solco di una valle coltivata a grano, le cui lapidi mormorano i peccati di un paese scomparso.

Non ho una religione, né un papa “buono” in cui riporre le mie speranze. Come in tutte le contraddizioni della vita, durante i pellegrinaggi nella Valle ho raccolto tra queste mura senza più idoli le tracce lasciate da un vecchio dio errante.

Villa Visconti di Saliceto: Una testimonianza dal passato

Dopo mesi dai primi articoli su Villa Visconti, è arrivata – grazie alla pagina Facebook Salviamo Villa Visconti di Saliceto di Cadeo – la prima, vera testimonianza di chi questa villa l’ha vissuta, e condivide con noi l’amore per la sua storia e per il suo fascino secolare. Questa lettera, arrivata tramite mail debitamente firmata, ve la presentiamo in versione integrale, in forma anonima per espressa volontà dell’autore. Ci racconta di un passato non troppo antico, di quando Tornora e Villa Visconti con essa erano abitate e – cosa ancora più importante – luogo di scoperte e avventure da parte di chi era appena venuto al mondo.

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Quella villa del Rinascimento che sprofonda nei campi

Doveva essere una meraviglia a vedersi. La loggia a quattro arcate emergeva nella pianura spoglia al termine del viale. L’archivolto d’ingresso era la porta per il mondo dei ricchi, delle feste, delle cene sontuose da celebrare a tarda primavera. Il glicine secolare, che avvolgeva i pilastri del portico, simboleggiava l’unione mistica tra architettura e natura. Penso ai pellegrini della Francigena, agli uomini senza volto che lavoravano la terra, ai monaci benedettini. Per tutti costoro Villa Visconti di Saliceto di Cadeo doveva apparire come il simbolo di una ricchezza terrena apparsa nello sconfinato nulla dei campi coltivati. Finché nel 1982 l’ultima famiglia che l’abitava se ne andò…

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