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Quel sedile vuoto in “business class”

Il crollo globale dei viaggi d’affari, sostituiti da più economiche riunioni in diretta streaming, sembra essere il primo passo verso un nuovo modo di organizzare, monitorare e valutare il lavoro dei manager delle aziende di tutto il mondo, in maniera simile a quanto sta accadendo ai loro dipendenti.

Si è dimostrato che è più economico fare i meeting tra i capi d’area su Zoom, Skype e Teams. Solo i viaggi dei top executive si salvano, perché per firmare contratti o siglare accordi importanti la presenza conta ancora. Noi tenevamo oltre 200 incontri l’anno, ora abbiamo addirittura aumentato la produttività realizzandoli in remoto. Prevediamo che le aziende non torneranno più ai livelli dei viaggi di prima ma si fermeranno al 70-80%“: la testimonianza di Tommaso Stranieri, analista di Deloitte intervistato da “Affari&Finanza“, è indicativa di un cambiamento in atto che non sembra destinato a concludersi a breve, per cui sempre più spesso aziende e manager di tutto il mondo sembrano preferire la comodità e la convenienza di “una riunione a distanza e una cena in famiglia anziché un gelido albergo“, come si legge nell’articolo del giornalista di A&F, Eugenio Occorso.

Il volume dei viaggi d’affari potrebbe rimanere stabilmente al di sotto dei livelli raggiunti nel 2019

Le “business class” delle compagnie aeree sono semivuote; la Global Business Travel Association ha calcolato che il 49% dei travel manager ha bloccato tutti i viaggi internazionali non essenziali mentre un altro 23% li consente solo raramente, e la Gates Fundation stima un crollo del 50% nel lungo periodo per il cosiddetto “corporate travel spending“. A prescindere da come e quando finirà questa pandemia, la scoperta della praticità e dell’economicità degli incontri in diretta streaming – da parte di aziende che avrebbero potuto scoprirli molto tempo prima – sembra mettere la parola fine alle aspettative di crescita illimitata dei settori (trasporti, agenzie di viaggio, accoglienza, intrattenimenti) che ruotano intorno ai viaggi d’affari, con conseguenze non ancora del tutto analizzate in termini di ricadute sull’occupazione e metamorfosi urbanistiche.

Un esperimento che apre possibilità inedite per “ottimizzare” e controllare la produttività dei manager

I numeri, tuttavia, raccontano solo una parte della verità ed è ancora presto per prevedere con certezza l’andamento e soprattutto le tempistiche di questo fenomeno: quello che sembra certo, tuttavia, è che nelle aziende di ogni dimensione impegnate a fare affari con paesi e continenti lontani si è sperimentato per la prima volta in maniera massiccia la possibilità di sostituire i viaggi dei manager tra una sede e l’altra, tra un cliente e l’altro, con le riunioni in diretta streaming o in realtà virtuale. Un esperimento che rappresenta un primo passo verso un’alternativa finora contemplata solo raramente e per lo più all’interno delle aziende innovative: ottimizzare il tempo dei manager – per usare un vocabolo caro al mondo del business – moltiplicandone le riunioni, i contatti, gli incontri reciproci senza mai farli muovere dalla sede, ottenendo in questo modo un maggiore controllo della loro produttività tramite il monitoraggio automatico della loro attività generale, e del modo in cui gestiscono le singole riunioni in particolare.

Se il settore dei viaggi d’affari tradizionali cede terreno, quello degli incontri d’affari da remoto è in piena espansione

Se è ancora presto per stimare con esattezza la portata di questo cambiamento sia dal punto di vista dei vantaggi di questa o quella azienda, sia dal punto di vista delle ricadute nel settore del “corporate travel business” nel suo complesso, nondimeno il contesto generale sembra spingere l’acceleratore verso questa direzione: oltre all’aspettativa di risparmiare sui costi di viaggio, vitto e alloggio dei manager impegnati nei viaggi d’affari, c’è un’intera filiera di aziende specializzate negli incontri d’affari “da remoto” che preme per crescere e guadagnare nuove fette di mercato. Dalle piattaforme per le riunioni in streaming a quelle che offrono la possibilità di realizzare riunioni in realtà virtuale (l’ultimo arrivato è “Horizon Workrooms” di Facebook) le aziende e multinazionali di tutto il mondo dispongono e disporranno di un numero crescente di alternative per rendere le riunioni da remoto con clienti, fornitori e dipendenti sempre più attrattive, sempre più tracciabili e analizzabili per correggere gli “errori” di questo o quel manager, e monitorarne le performance al fin di aumentare la supposta efficacia di questi ultimi.

Le riunioni da remoto dei manager e lo smart working dei dipendenti: destini incrociati

Manager e dipendenti, in questo senso, sembrano condividere la stessa sorte: venuto meno l’obbligo e la necessità di trasferimento dalla casa all’ufficio, dall’ufficio a sedi, filiali e clienti lontani, la digitalizzazione del lavoro quotidiano di relazione porta con sé l’introduzione di strumenti di monitoraggio e valutazione della produttività, della gestualità, delle espressioni, del linguaggio e delle scelte di chi partecipa a una riunione con clienti, fornitori o partner. Strumenti di monitoraggio e valutazione che, in determinati casi, possono ridurre gli spazi di manovra e il potere dei manager rispetto a linee guida e criteri di valutazione aziendali tanto dettagliati quanto generici rispetto alle situazioni particolari che di volta in volta gli individui si trovano a dover affrontare, con conseguenze non ancora del tutto esplorate sulla qualità del lavoro stesso e il benessere delle persone coinvolte.

Cresce l’omologazione, si riduce la libertà d’iniziativa? È ancora presto per dirlo, ma quegli avatar facilmente scambiabili tra loro non promettono bene

A essere in gioco non è quindi solo il possibile risparmio delle aziende sui viaggi d’affari, o le ricadute positive sul benessere e il tempo libero dei manager rispetto alle cene e ai soggiorni di lavoro, ma anche la libertà d’iniziativa dei manager stessi soggetti d’ora in poi alla registrazione delle loro riunioni con chiunque e al controllo di ogni parola o azione estranea ai canoni aziendali, esattamente come sta già avvenendo ai dipendenti alle prese con lo smart working più o meno imposto, più o meno organizzato: dalla prospettiva di quei manager che stanno per assumere le sembianze di un avatar in giacca e cravatta per accedere in una riunione virtuale con i propri interlocutori di sempre, rimpiazzabile in ogni momento senza che questi ultimi si accorgano della differenza, anche quei “gelidi alberghi” dei viaggi all’estero di un tempo potrebbero comprensibilmente suscitare un po’ di nostalgia.

Il futuro delle riunioni di lavoro con Horizon Workrooms: saremo tutti costretti a trasformarci in “avatar”?

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