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Un altro pezzo di cultura orale digitale che se ne va

Manca meno di un mese alla chiusura definitiva di Yahoo! Answers e la rimozione del suo sterminato archivio di domande e risposte è l’emblema di un’utopia digitale, quella della conoscenza condivisa su base volontaria e ad accesso libero e gratuito, oggi sempre più in discussione.

A leggere solo i giornali italiani sembra che l’imminente chiusura di Yahoo! Answers sia una semplice notizia di costume: ovunque sono stati pubblicati articoli sulle domande più curiose poste dagli utenti sulla piattaforma, “babby” inclusi, ovunque sono state compilate le classifiche delle migliori risposte e via dicendo. Non è stato fatto, tuttavia, un solo tentativo di sforzarsi di andare oltre la superficie visibile di quello che è stato ed è tuttora uno dei siti più utilizzati nella storia della Rete: online dall’8 dicembre 2005 negli USA, dal 2006 in Italia, Yahoo! Answers verrà cancellato definitivamente il 4 maggio 2021 lasciando ai suoi iscritti poche settimane di tempo per poter scaricare i propri dati prima di perdere definitivamente ogni possibilità di accesso a questi ultimi.

La chiusura di Yahoo! Answers e la fine dell’utopia di una conoscenza collettiva e ad accesso gratuito

Offrendo agli utenti una piattaforma gratuita dove porre qualsiasi tipo di domanda e ottenere qualsiasi tipo di risposta, dal serio al faceto, Yahoo! Answers è diventata una delle massime incarnazioni di un’utopia che ha avuto conseguenze profonde nell’influenzare il modo in cui le persone si sono approcciate alla Rete negli ultimi anni: quella della “conoscenza collettiva” fondata sullo scambio volontario e senza secondi fini di una risorsa scarsa e preziosa come l’informazione, e della capacità di una folla indistinta e non specializzata di sopperire alla mancanza o all’inadeguatezza degli esperti nell’individuare la migliore risposta possibile a un problema posto da uno qualunque dei membri della folla stessa. Un’utopia su cui ha costruito il proprio successo e la propria visibilità un’azienda privata, come Yahoo!, insieme ad altri innumerevoli tentativi di imitazione, fino a quando i costi non hanno superato i ricavi e nuovi concorrenti e ostacoli legislativi hanno preso il sopravvento.

Yahoo! Answers chiuderà, quindi, dopo aver inviato ai propri utenti una mail in cui li ringrazia di aver contribuito a sviluppare il “migliore luogo sul web per porre domande e rispondere alle domande, creando una community basata sulla condivisione della conoscenza” ma senza fornire loro alcuna alternativa concreta alla cancellazione di contenuti, conoscenze e utenze digitali. Grazie, e tanti saluti: questa è la ricompensa per coloro che hanno dedicato una parte del proprio tempo a far crescere Yahoo! Answers e incrementare il suo sterminato archivio di domande e risposte, conoscenze condivise e “pillole” di involontario umorismo, senza neppure la possibilità di poter conservare i ricordi di una parte importante del proprio passato digitale. Come la cultura orale che a poco a poco si dissolve non trovando nella scrittura un valido alleato, così la cultura – seria e faceta, utile e inutile – di Yahoo! Answers rischia di dissolversi nell’assenza di una sua fedele riproduzione digitale.

Internet non è il regno delle risposte, ma la terra di mezzo delle domande

Se i giornali italiani non danno soddisfazione, la stessa cosa non avviene con i loro omologhi stranieri: su Slate.com si legge il commento di Chirag Shah, professore di Computer and Information Science alla University di Washington, secondo il quale il valore reale di un sito come Yahoo! Answers non va ricercato nel valore delle informazioni fornite, quanto nella capacità di creare legami a distanza tra persone sconosciute senza obbligare queste ultime a svelare la propria identità nel momento in cui pongono domande o forniscono risposte riguardanti aspetti personali della propria vita, come avviene su Facebook o Twitter. “In molti casi – sostiene il professore – le persone vogliono solo sapere che esistono altri esseri umani che devono confrontarsi come loro con le stesse problematiche”, soprattutto quelle più sensibili e su cui per alcuni potrebbe risultare difficile rivolgersi a familiari o conoscenti diretti, anche se esperti di un determinato argomento.

Il web non serve solo a trovare delle rispostericorda Tim Berners Lee in un articolo su Quartzma anche a portare alla luce le domande”, serie o ridicole, credibili e incredibili, che non ottengono la stessa visibilità e la stessa urgenza sui media tradizionali. Yahoo! Answers per molti anni è stato il luogo di ritrovo e di sfogo delle inquietudini e perplessità di una generazione di giovani e adulti che, evidentemente, non trovava altre persone con cui confrontarsi né altri canali in cui vedere riflessi i propri dubbi e le proprie insicurezze. Ridurre tutto questo alla semplice somma delle domande più assurde e strampalate, minimizzare oltre il dovuto l’analfabetismo di ritorno o ridicolizzare la mancata educazione di base dei suoi utenti, rischia di riportare la consapevolezza di certi problemi che affliggono nel profondo la nostra società a uno stato precedente l’avvento di Internet. Con buona pace degli esperti, le domande che non ottengono risposta sono e saranno sempre più di quelle che l’attuale produzione giornalistica, accademica o semplicemente divulgativa riesce oggi a cogliere in tempo e a soddisfare. Le macerie dell’utopia nascondono al loro interno i sopravvissuti al suo collasso improvviso.

La chiusura di Yahoo! Answers è un altro segnale di quanto sia acceso il dibattito sulla Section 230

Se, come si vede anche dal grafico di Google Trends, è corretto sostenere che una delle motivazioni che hanno portato all’annuncio della chiusura di Yahoo! Answers sia la diminuzione dell’interesse degli utenti nei confronti del servizio (anche se non va dimenticato il conflitto di interesse latente tra Yahoo! e il “motore di risposta” di Google), nondimeno è importante ricordare come la messa in discussione della normativa nota come “Section 230”, che rende oggi le aziende hi-tech “incolpevoli” del contenuto pubblicato sulle loro piattaforme digitali, potrebbe aver portato l’attuale proprietario del sito – Verizon Media – ad accelerare i tempi della sua dismissione per evitare qualsiasi spesa futura. Ancora oggi Yahoo! Answers rappresenta una importante fonte di traffico all’interno dell’ecosistema di contenuti di Verizon, e proprio per questo motivo le possibili modifiche della “Section 230”, sostiene BuzzFeed, potrebbero costringere Verizon a investire in strumenti e operatori addetti alla sorveglianza e moderazione dei contenuti con risorse di gran lunga superiori rispetto a quelle impiegate finora.

Il finale, per una volta, potrebbe anche essere meno cupo del previsto: grazie all’aiuto di Internet Archive, verranno archiviate quasi 84 milioni di domande e risposte di Yahoo! Answers individuate tramite la “sitemap” del sito, anche se nessuno ad oggi è in grado di dire a quale percentuale esse corrispondano rispetto al totale dei contenuti della piattaforma. Al ritmo di una domanda al secondo, come riportato sempre da Gizmodo, il salvataggio di questa parte di Yahoo! Answers impiegherà quasi due anni e sarà il secondo tentativo di archiviare un pezzo di storia della Rete per le generazioni future che potrebbero doversi confrontare con nuove versioni e reminiscenze dell’utopia della conoscenza collettiva: per imparare dagli errori del passato a non fidarsi delle promesse di eterna fedeltà formulate da un’azienda privata, ma anche per chiedersi fino a che punto la presenza di domande assurde, ridicole o semplicemente inquietanti possa essere il segno che le risposte fornite oggi dalla società non sono, e per forza, quelle migliori per tutti.

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