Ospite al Wired Next Fest 2018, Orit Kopel ha ripercorso i primi mesi di WikiTribune, la piattaforma di news lanciata in collaborazione con il vulcanico fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, esempio da prendere come spunto per un giornalismo più aperto alla contaminazione con il suo pubblico.

 

Se i giornali appartengono prima di tutto ai propri lettori, devono dare la possibilità a questi ultimi di contribuire in prima persona al lavoro editoriale. È la tesi all’origine di WikiTribune, il nuovo progetto di Jimmy Wales e dell’amministratrice delegata della Jimmy Wales Foundation for Freedom of Expression, Orit Koppel, che sul palco del Wired Next Fest 2018 ha ripercorso i primi mesi di attività del progetto, e lanciato un segnale forte nella lotta ormai trasversale – dai giornali alle istituzioni, dalle associazioni ai grandi organismi internazionali – contro il proliferare di notizie false e non verificate sui social media. O, per essere più precisi, contro il persistente circolare di informazioni obsolete o smentite da un pezzo.

 

Un modello che richiama solo in parte quello di Wikipedia

Non è una scelta banale quella di dare ai lettori la possibilità di intervenire su ciò che vi è di più sacro nel lavoro di un giornalista: la realizzazione stessa dell’articolo e le selezione di fonti, punti di vista e avvenimenti. WikiTribune va in questa direzione, con un sito da poco rinnovato nella grafica, una squadra di 12 giornalisti professionisti e una piattaforma di gestione dei contenuti accessibile ai volontari da tutti i Paesi e le lingue del mondo, che possono in ogni momento proporre nuove “storie” o modificare quelle già pubblicate sul sito, apportando fatti, dichiarazioni e dati verificati da fonti autorevoli.

 

Tra le ultime “storie” pubblicate, spicca in particolare un approfondimento sugli scontri di Gaza (tra i contributori, c’è anche l’utente “Jimmy Wales”)  e una esaustiva rassegna delle sperimentazioni in corso nel mondo sul “reddito di base”, avviata dalla giornalista Lydia Morrish e integrata dal contributo di nove partecipanti. Da segnalare che sul sito è stata da poco pubblicata una nuova selezione di articoli su cui si richiede un intervento tempestivo della community, per integrare le informazioni esistenti e verificare quelle disponibili.

 

Il meccanismo di WikiTribune è simile a quello di Wikipedia, con una sezione “talks” e una “edit history” dove è possibile rivedere le modifiche dell’articolo e i dibattiti in corso tra i diversi contributori, ma dietro ogni nuova storia o modifica di una qualche importanza rimane centrale la supervisione degli “editor” in carica. Ancora marginale nel panorama dei media internazionali, sia in termini di traffico sia di numero di contributori, WikiTribune offre tuttavia già oggi alcuni spunti utili per coloro che hanno a cuore il futuro del giornalismo e dell’informazione di qualità. Soprattutto in un’era in cui è l’algoritmo dei social media e dei motori di ricerca a dettar legge nella distribuzione e rilevanza delle notizie.

 

Dal citizen journalism alla collaborazione tra giornalisti e lettori

WikiTribune, a ben vedere, sembra essere un’evoluzione di quel “citizen journalism” che per alcuni anni è perso in grado di espandere il raggio d’azione dei media e dei giornalisti tradizionali, facendo emergere quelle storie e quei fatti che sui grandi quotidiani nazionali non trovavano spazio. Sperimentazioni esauritesi presto o portate avanti sempre più stancamente, in ragione del fatto che quello del giornalista è un mestiere difficile, complesso, che richiede tempo a disposizione e la capacità sia di saper trovare le notizie, sia di saperle raccontare in una modalità gradita e comprensibile al lettore. Un articolo di giornale non è la stessa cosa di un lancio di agenzia, di una “breve”, e neppure di una voce di Wikipedia, tanto per restare in tema.

 

WikiTribune vuole invece andare oltre la tradizionale dicotomia tra giornalisti di professione  e non, verso un modello ibrido dove al lavoro di giornalisti professionisti si affianca il contributo di lettori e volontari a titolo gratuito (e al modello di business basato su pubblicità o paywall subentra la richiesta non vincolante di sottoscrizioni mensili volontarie). Questo, nell’ottica di recuperare – con la collaborazione tra professionisti e non professionisti – quel rapporto di fiducia che secondo Korel è venuto meno tra lettori e media, in seguito all’avvento dei social e alla crescente diffusione – anche sulle testate più autorevoli – di news non verificate, o gonfiate ad arte per incrementare i click (e i ricavi pubblicitari).

 

Non lasciare che in Rete circolino informazioni o articoli incompleti

WikiTribune non è un giornale nel senso classico del termine, a cui far riferimento ogni giorno per rimanere informati sulle notizie principali, e le sue “storie” sembrano essere più una rassegna stampa degli articoli più rilevanti pubblicati su un determinato argomento, che non una ricostruzione coerente – e avvincente – di ciò che è appena successo nel mondo.

 

Il sito, come è prevedibile in questa fase iniziale, soffre inoltre di una eccessiva dipendenza da fonti anglofone e da un ristretto numero di agenzie stampa e testate di stampo “liberal” e progressiste. Nell’articolo sul reddito universale di base si contano tre link ad altrettanti articoli del Guardian, tre link al sito di Reuters, tre ad articoli della BBC, due all’Huffington Post, e ben 11 link a Wikipedia. Nell’articolo sugli scontri a Gaza le fonti sono quasi esclusivamente Reuters (6 link), BBC (6), Guardian (3), e Wikipedia (5 link), mentre Haaretz e Jerusalem Post ottengono un link ciascuno.

 

Quello di WikiTribune sembra più l’esito di un continuo lavoro di confronto delle fonti, più che di “verifica” professionale e strutturata delle stesse. Di aggiunta continua di informazioni, piuttosto che di interpretazione qualificata dei fatti. Eppure non mancano le scelte innovative, come l’obbligo di caricare l’intera registrazione audio se si vuole pubblicare un’intervista, così da dare modo ai volontari e agli editor di confrontare le citazioni riportate con la registrazione originale.

 

Più che un nuovo modello di news, quella di WikiTribune sembra essere una soluzione valida alla permanenza in Rete di articoli non aggiornati e incompleti, ma che tuttavia i social e il motore di ricerca possono continuare a far circolare indipendentemente dalla validità e rilevanza dei contenuti presenti all’interno: mentre il giornalista è ormai al lavoro su nuove inchieste, grazie a un modello come quello “wiki” i lettori possono oggi intervenire e aggiornare gli articoli pubblicati in passato, integrandole con ulteriori approfondimenti e correggendo, se necessario, i fatti e i dati riportati inizialmente.

 

Più che sulla tempestività, il modello “wiki” si basa da sempre sulla continuità nel tempo e sulla capacità di trovare un punto di incontro tra opinioni e idee diverse, sulla base del ricorso alle fonti e al distacco critico ed emotivo rispetto agli avvenimenti e ai contenuti riportati: non sarebbe male pensare a una sua integrazione sui giornali nazionali e locali, in ottica di supportare i giornalisti e il lavoro delle redazioni nell’aggiornamento costante dei contenuti passati. Ci sono decine di articoli, come quelli sui ragazzi accusati a torto di aver aggredito senza una ragione un autista di autobus di Parma, che ancora appaiono ai primi posti nei risultati del motore di ricerca e che meriterebbero senz’altro un aggiornamento urgente. O, perlomeno, un link verso la versione più recente della storia.

 

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