Invitato da una cara amica ad assistere alla proiezione speciale, da cinema d’essai, del film di Lars Von Trier, ho riportato un’opinione personale che desidero condividere con i lettori del blog. Si tratta di un intervento che ritengo necessario fare, perché non è giusto che simili storie vengano decantate come capolavori, premiate ai festival internazionali (col regista che non si presenta, per protesta con la critica), e tante piccole storie sincere rimangano sconosciute ai più e ignorate dai circoli “d’essai”.

Geniale provocatore? Sono un laureato in Lettere, ma gli “intellettuali” mi rompono i coglioni ogni giorno di più. Lars Von Trier non è un genio, ma un geniale provocatore: fa discutere, è vero, ma le discussioni che aizza mi ricordano quelle tra i concorrenti del Grande Fratello o tra i giornalisti e i rappresentanti del sedicente parlamento padano, vale a dire discussioni basate sul nulla.

Il film “Melancholia” ha almeno cinque deficienze fondamentali, qui riportate schematicamente per non far perdere il “piacere” di perdere la sua visione:

– Nessuna base scientifica, dal pianeta Melancholia che se ne va a spasso per il Sistema Solare alla “comunità di scienziati” che non prevede l’impatto, la trama degli eventi esterni è stata scritta senza alcun interesse nella sua veridicità. “Un pianeta nascosto dietro al Sole“, viene detto alla sua improvvisa apparizione: nemmeno alle elementari ci si inventa queste fesserie. Pure “Armageddon” ha una base scientifica più rigorosa.- La depressione presunta della protagonista è banalizzata all’inverosimile. La sua filosofia del nulla, che la porta a distruggere il suo stesso matrimonio e a litigare con ogni essere umano che le dimostra un minimo di compassione, non viene spiegata nel corso del film e appare e scompare a seconda delle esigenze sceniche; è noia? è schizofrenia? è depressione? è l’effetto di droghe? Tutte queste ipotesi sono plausibili, la protagonista è una marionetta triste nelle mani del regista (ma che marionetta!).

Tecnica cinematografica irritante: la camera in spalla per due ore e mezza di riprese, i primi piani fissi, lo sguardo della protagonista direttamente in camera all’inizio, l’ambientazione ridotta a un solo luogo, sono giustificabili in un film dal budget risicato e di poche pretese. Nel caso di Von Trier,  sono segno che non si vuole spendere troppo, o che si punta tutto sull’effetto di straniamento che le riprese mal fatte e ravvicinate comportano, per mascherare le incongruenze della storia e il suo ritmo al rallentatore;

– l’ennesimo cliché del matrimonio fallito ancora prima di iniziare, del padre libertino ma simpatico, della madre tradita e provocatrice, dello sposo bravo ma coglione. Ne abbiamo viste centinaia di queste storie, neppure nei cinepanettoni si riesce più a digerirle;

– la supponenza del regista, che ricusa tutte le critiche (“nessuno vi ha costretto a vederlo“) e non va neppure a ritirare il premio di persona (ma ci manda la moglie: se non si fida dei critici, perché si mette in tasca i loro – sostanziosi – premi?).

La coerenza tradita. Se può apparire sbilanciato il rapporto fra questo minuscolo blog e la fama planetaria di Von Trier, voglio comunque ribadire che i veri geni e innovatori non pretendono di ricordarci ad ogni minuto quanto piccoli siamo e quanto la vita sia inutile, disperata, piena di assurdità, cosa che possiamo fare benissimo da soli, ma ci svelano una piccola verità, un piccolo sogno da coltivare, ci mettono di fronte a un aspetto della vita che finora non avevamo notato, e creano una storia, se non verosimile, almeno credibile, coerente, e dove tutti i personaggi acquistano una reale esistenza. Delle storie planetarie non ce ne facciamo nulla. Degli estremismi ancora meno.

Il telescopio comprato al Mercatone. La depressione è una malattia reale, che porta alla paralisi, non al matrimonio fallito nella bella villa borghese. Gli astronomi sono delle persone geniali, non basano i loro calcoli su un telescopio da campagna (come quello mostrato nel film, comprato a 200 euro al Mercatone) che sanno bene quali possono essere gli effetti di un corpo spaziale e ne sanno calcolare la rotta con decenni di anticipo.

I personaggi di Von Trier sono in realtà delle macchiette informi, così banali, così intrappolati nel loro ruolo, così seri fino alla presunzione, da far venire voglia di lanciare un pomodoro contro lo schermo.

Ah già, come non detto: è solo una provocazione.