Dieci anni dopo l’ultima volta. Ci sono entrato dopo più di dieci anni dall’ultima volta, nel suo locale di via Liberazione, a Fiorenzuola, ed è stata una vera sorpresa. Fino a poco tempo fa, andavo a cercare i miei libri nelle biblioteche o nelle grandi librerie di città, ancora inesausto di pescare a casaccio in tutta quell’abbondanza di cultura. Il 9 novembre, alle 09:00 del mattino, avevo tuttavia solo poche ore di tempo per trovare un bel regalo di compleanno, e nessuna voglia di mettermi in viaggio per raggiungere la “Feltrinelli” o la “Mondadori” più vicina.

Il rigetto dei libri da supermercato. Brivido all’ingresso, e un senso sconosciuto di novità. Credevo di essere diventato un habitué dei libri, a suo agio in loro presenza, capace di scegliere fra cento titoli sempre quello giusto. Ma da un po’ di tempo le sensazioni andavano confondendosi, e un impulso di rigetto, quando non di impotenza, affiorava ogniqualvolta mi aggiravo tra gli scaffali ricolmi delle grandi librerie.

Un tale sfoggio di parole scritte, di tracotanza alfabetica, mi impediva di guardare i libri che avevo davanti come un oggetto prezioso, unico e inimitabile, scritto da uno sconosciuto e arrivato fino a me per qualche provvidenza celeste (con l’aiuto di un bravo direttore editoriale). Più che in libreria, mi sembrava di essere al supermercato, e di leggere le istruzioni di consumo e scadenza riportate dalla quarta di copertina.

L’ultimo di Saviano? Esaurito. Al mio ingresso nella libreria di via Liberazione, invece, ho trovato un uomo in là con gli anni,  che ha atteso un mio cenno per venirmi incontro, nella calma stagnante del locale, e  ha ascoltato le mie richieste confuse e dettate dalla fretta.

Regalo di compleanno“, “signora curiosa, gran lettrice“, “l’ultimo di Saviano” sono state le poche qualità che son riuscito a elencare. In qualsiasi altro posto, mi avrebbero piazzato davanti allo scaffale di saggistica, e tanti saluti alla prossima visita.

Il libro di “Saviano” era andato esurito, e pure le mie speranze di trovare un regalo decente in tempo per la scadenza del compleanno.

Il tempo di decidere e… rifiutare. Ed ecco che il vecchio libraio, solitario, sconosciuto, intravisto per anni dietro alle quinte della vetrina, dopo una breve riflessione, cominciò a propormi altri titoli. Fin qui, niente di eccezionale. Ciò che mi ha piacevolmente stupito è stata la competenza con cui trattava delle singole opere, riassumendone la storia, il successo editoriale, o le recensioni, o la biografia dell’autore, e la pazienza con cui mi lasciava il tempo di decidere, valutare ogni titolo.. e rifiutarne la maggior parte.

Voi direte: è il suo lavoro.

Può darsi. Come è altamente probabile che la mia prolungata lontananza dalle piccole librerie sia l’unico motivo della mia sopresa. Forse, quella mattinata aveva appena letto gli ultimi venti numeri de “Il libraio” e altre riviste specializzate.

Oppure, ma è un’ipotesi tutta da verificare, ha sempre saputo che sarei tornato indietro, alla vecchia libreria di paese, dopo essermi intossicato per anni con i paroloni e gli instant-long-best-wonderful seller, le recensioni di giornalisti che hanno ricopiato i comunicati stampa e le tonnellate di “classici” che tutti apprezzano e tutti hanno letto, o almeno ne hanno una copia nella libreria Ikea. Ha atteso che fossi nella disposizione giusta per ascoltare una parola, un invito, un suggerimento da parte di chi con i libri ci vive tutti i giorni, e li sfoglia uno per uno, e sta bene attento a non farsi rifilare bidonate.

Il risultato? Ho comprato un libro che non avrei mai considerato, “L’ultima estate”, di un’esordiente ultrasettantenne, morta poco dopo la pubblicazione.Un successo del 2009, e un successo per me, che l’ho regalato alla persona giusta.

Meriterebbe qualche cliente in più. Non voglio fare la retorica del “piccolo e bello”, ma semplicemente segnalare una persona che, nell’indifferenza di molti, continua a fare il proprio lavoro con passione e competenza, e meriterebbe qualche cliente in più. Se non ha l’ultima novità del momento, poco importa. Quando si parla di libri, la quantità è irrilevante, se non fastidiosa. Ciò che conta è sempre il rapporto, magico, etereo, irripetibile (chiamatelo come volete, non sono io il poeta) che il libro stesso riesce a creare fra persone sconosciute: siano essere l’autore, il rivenditore, il traduttore, il curatore, importa poco. Basta che ci faccia uscire dalla solitudine dell’uso e consumo.