Quando le parole fanno paura, e la cronaca nera del secolo scorso reca con sé i pregiudizi e le difformità di un’epoca, è possibile che un veloce fumetto riesca a raccontare meglio di tanti libri il dramma di due ragazze, Donatella Colasanti (1958 – 2005) e Rosaria Lopez (1956 – 1975), vittime innocenti della follia di tre uomini, in un giorno d’autunno, in una villa privata che si affacciava sul promontorio del Circeo. Le due furono sequestrate la sera del 29 settembre 1975, violentate per ore, drogate, e picchiate selvaggiamente dai tre  ragazzi della Roma “bene”, pariolini dalla fedina penale sporcata da precedenti violenze, anche sessuali, ma a piede libero e, a un primo incontro, del tutto insospettabili.

Sopravvissuta a metà. La storia è presente su wikipedia e su tutti gli archivi storici dei più importanti quotidiani. Sono stati scritti libri, sono state fatte autorevoli riflessioni sui moventi di tanta violenza, che causò la morte di Rosaria, affogata nella vasca da bagno, e dalla quale si salvò per miracolo Donatella, fintasi morta e rinchiusa nel bagagliaio dell’auto assieme al cadavere della sua amica. Una storia che sfida l’immaginazione più crudele, e dalla quale la sopravvissuta non si sarebbe mai ripresa del tutto.

Per leggere il fumetto, è necessario conoscere almeno gli snodi principali della vicenda, le biografie dei tre uomini, dal momento che gli sviluppi narrativi sono spesso incrociati e che gli autori non vogliono, apparentemente, fornire l’ennesima ricostruzione dettagliata di quanto accaduto.

La scusa di una festa. L’unione di parole e immagini lascia alla mente la possibilità di colmare i vuoti narrativi, e permette di concentrare la forza evocativa su alcuni temi predominanti: gli interrogatori dei due aguzzini arrestati dalla polizia (il terzo sarebbe morto latitante, in Marocco), la loro mancanza di pietà, e la situazione disperata in cui, fin da subito, piombano le ragazze. Invitate con la scusa di una festa, appena scoprono di essere sole, con i tre uomini, le provano tutte per farsi riportare a casa, prima che comincino le violenze.

Una volta abbandonate le immagini degli interrogatori, il lettore rimane da solo, in compagnia delle due protagoniste chiuse in un bagno della villa, senza luce, in attesa di sapere chi sarà la prima ad essere violentata.

Siamo davanti a una storia difficile, da raccontare e ancor più da leggere. La versione a fumetti, una classica “graphic novel“, trasporta il lettore dentro il clima da incubo della villa sul Circeo, e riesce a dare un’immagine realistica della violenza cui furono sottoposte le due (non ancora ventenni, è bene ricordarlo sempre) senza indugiare sui particolari: quello che conta non è soddisfare la macabra curiosità dei lettori abituali di “nera”, quanto misurare la lucida follia degli aguzzini e la loro inumanità.

Nel tratteggiare i loro volti, il disegno di Ambu raggiunge il massimo della perfezione, mostrando il lento mutare dei loro profili in pose animalesche, bestiali, fino a ridurre uno degli aguzzini al livello di un verme filiforme nel momento in cui, drogato, sogna il medico di famiglia che gli diagnostica una deformità congenita al pene.

Un’umanità oltraggiata. Sono personaggi che non si dimenticano facilmente. Le ambientazioni, concentrate prevalentemente nella villa e nella stanza degli interrogatori della polizia, ricreano il clima claustrofobico che devono aver vissuto le due protagoniste. Le scene di violenza, velocemente tratteggiate, non diventano protagoniste della storia: al centro di tutto rimangono pur sempre le due ragazze, nella loro umanità indifesa e così volgarmente oltraggiata.

Donatella Colasanti è morta nel 2005, senza aver mai smesso di chiedere giustizia, per sé e la sua amica.