La storia immaginaria raccontata da Aurelio Picca, 118 pagine da leggere in meno di un’ora, è di quelle in grado di far innamorare della letteratura un nutrito gruppo di adolescenti con gli ormoni ormai in orbita. Questo è uno dei pochi libri capaci di essere semplici senza essere banali, di raccontare una vicenda d’amore senza mai scadere nell’imperfezione, il tutto sommerso da un alone inconfondibile di luce, mare, sabbia e corpi che si compenetrano a vicenda.

Lettura per studenti in vacanza. Lo consiglio ai professori di lettere, dunque, da inserire nella lista di libri per le vacanze scolastiche: non soffocheranno il desiderio di leggere dei ragazzi sotto pagine e pagine scritte meravigliosamente, ma che parlano di mondi e di desideri verso cui gli adolescenti nutrono, solitamente, scarso interesse. Alla letteratura è necessario farci il callo. Non tutti i libri si possono leggere senza preparazione.

Quello di Picca non parla altro, in fondo, che di  vacanze, spiagge lontane e sesso: se il vostro obiettivo è far si che i ragazzi si abituino alla lettura e apprezzino sempre più la bella scrittura, questo può diventare solo il primo di molti libri che gli adolescenti leggeranno.

Vent’anni di elaborazione. Dal canto mio, a 24 anni compiuti non me la sarei mai sentita di leggere una storia come questa, con quel titolo che sembra già racchiudere tutte le sue parole in dieci lettere, se nel risvolto di copertina lo stesso autore (o un anonimo editor) non avesse candidamente ammesso: questa è una storia fatta di niente, germogliata per vent’anni nella mente dello scrittore (chissà perché le storie più semplici sono quelle che più fanno vergognare), ma che parte da una vicenda reale, della fine degli anni Sessanta.

Dove finisce la fantasia, il sangue. Il messaggio è ambiguo: reali sono i due protagonisti, uniti e divisi da un amore carnale e violentissimo, oppure è reale la “tragedia” di una generazione, quella che ha vissuto la propria giovinezza negli anni sessanta, e che non è mai riuscita a liberarsene, a diventare veramente adulta?

Sono domande che rischiano di appesantire oltre il limite previsto queste brevi e intense pagine, costellate di frasi quasi identiche, dove i luoghi di ambientazione potrebbero benissimo essere, al posto delle case di un immaginario paese del Sud, delle grotte e delle caverne di una montagna, scavate dagli abitanti per proteggersi da quel Sole incendiario. Alla fine di una lettura veloce, che lo scrittore cerca di rallentare come può, con uno stile costruito su frasi brevissime e ridonandanti, disseminando di punteggiatura le pagine, rimangono in mente le figure dei due protagonisti, per tutto il libro troppo perfetti per essere veri, e che solo alla fine assumono consistenza, come il sangue della ragazza quando sta per tingere i sassi della spiaggia.

Nessun indugio. Non riporto qui alcuna citazione del libro, per due motivi: il primo è che lo stile è davvero come l’ho descritto, fatto di brevi descrizioni meravigliate e dei gesti ripetuti e passionali dei protagonisti mentre fanno l’amore; il secondo, forse più difficile a spiegarsi, è che non c’è un momento rivelatore della vicenda, un attimo di sospensione dove qualche verità è enunciata o una scena particolarmente felice acquista risalto.

Il libro si legge in meno di un’ora, per chi è abituato, e scorre via come l’acqua, non si ha il tempo di assaporare una scena particolare perché tutte risultano collegate e in progressione continua verso l’inatteso finale, che si consuma prima ancora che la protagonista si renda acconto di quello che sta succedendo. Potrebbe essere solo un racconto fra i tanti, eppure è apprezzabile l’idea dell’editore Rizzoli di farne un romanzo a sé stante, come se fosse una storia esemplare da non confondere con altre.